Governo "triste" con eutanasia programmata, il ministro Poletti da' la scadenza

. Politica

Un governo "triste" con la brutta figura di molti parlamentari dei vari schieramenti, compresi quelli della maggioranza, che non partecipano neppure al dibattito sulla fiducia al Senato. Forse le solite parole li annoiano oppure hanno qualche altra cosa più interessante da fare. Il governo e' nato male, anche per la vicenda di Verdini che si e' tirato fuori con la sua pattuglia di senatori proprio la' dove  la maggioranza corre sul filo, perché gli son stati negati due ministri, ma la cosa più grave e' che il governo ha sotto una bomba, pronta ad esplodere, il referendum sul jobs act. E non uno qualsiasi, ma il ministro del Lavoro, del nuovo governo, Giuliano Poletti lo spiega in modo chiaro: "Se si vota prima del referendum il problema non si pone. Ed e' questo, con un governo che fa la legge elettorale e poi lascia il campo, lo scenario più probabile". La Corte Costituzionale deciderà l'11 gennaio in merito alla richiesta di referendum, presentato dalla Cgil. Poi la stessa Consulta si esprimerà il 24 gennaio sulla legge elettorale, dando il via alla fine dell'Italicum. Il Pd non vuole e  forse non si può permettere di arrivare a questa consultazione popolare, perché altrimenti rischia grosso. Infatti si tratta di un argomento che entra nella sua carne, che dilania le sue anime. E se si vota a giugno, si evita il referendum. Se la Dc, ai suoi tempi dove di invenzioni politiche ne sfornava in continuazione,  aveva inventato il "governo amico", cioè un governo che non sentiva suo e che stava li' solo per sbrigare  lo sbrigabile, Renzi ha studiato un governo a eutanasia programmata. Addirittura spiegata da un ministro. E forse anche quella di Verdini e' stata una mossa studiata, e se non studiata, capitata opportunamente, come il cacio sui maccheroni.

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi