Paolo Di Canio "Il saluto romano sotto la curva? La cosa di cui più mi pento"

. Politica

Paolo Di Canio, 48 anni, romano, ex attaccante, legatissimo alla sua Lazio, fino a poco tempo fa apprezzato opinionista a Sky, sospeso per il tatuaggio con la scritta Dux, si confida in una lunga intervista al Corriere, dimostrando un sincero pentimento per alcuni suoi atteggiamenti giovanili, pur senza nulla rinnegare delle sue idee. "Io fascista? Preferirei evitare le etichette. Ho sempre spiegato come la penso, non e' un mistero", spiega. Poi: "Ma non sono un razzista, voglio urlarlo. I tatuaggi mostrano i mie errori. Il saluto romano sotto la curva durante un infuocato derby capitolino? La cosa di cui mi pento di più". Perché quello e' un ambito sportivo, e' stupido fare un gesto politico che magari può essere condiviso  da alcuni spettatori e amareggiarne altri. Non avrei dovuto farlo. Lo sport deve restare fuori da certe cose". Di Canio non rinnega le sue idee ma spiega: "Se mi si chiede delle leggi razziali, dell'antisemitismo, dell'appoggio al nazismo, quelle sono cose che mi fanno ribrezzo". L'ex centravanti ha anche detto che cancellare ora i suoi tatuaggi sarebbe solo ipocrisia, "quel che mi porto addosso e' il simbolo di cio' che sono stato, di quel che ho fatto. Compresi gli errori". Quello che Di Canio vuole urlare al mondo e' di avere ancora una possibilità per fare capire chi e', compresi pregi e difetti. E soprattutto chiede anche se non direttamente di potere tornare al suo lavoro "lontano da quelle foto", ingenuamente scattate quando aveva una maglietta polo. Lui in televisione ci andava sempre in giacca e cravatta. Ed un'altra cosa che non dice, ma che forse pensa in cuor suo, e' che in giro c'e' molta ipocrisia, e sicuramente gente più scorretta politicamente di quanto possa avere fatto lui. Di Canio caduto in una "trappola" mediatica chiede la riabilitazione.

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