Renzi, il "Conte Gentiloni" ridiventa "Paolo", ma ci sono Berlusconi e Mattarella, per risolvere il rebus voto

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La road map di Matteo Renzi e' chiara e lui stesso la ricorda spesso nel delineare la sua strategia con i suoi, andare al voto in giugno per approfittare   delle "contraddizioni e delle crepe", che si stanno aprendo nel variegato mondo grillino e che in questi mesi sembrano destinate ad "allargarsi". Lo scadenzario e' già pronto, il primo aprile scioglimento delle Camere, il trenta aprile la chiusura delle liste, il primo maggio l'inizio della campagna elettorale, l'11 giugno le tanto attese e sospirate elezioni. Ma ci sono più di un ma. Innanzitutto per arrivare al compimento dell'opera occorrerebbe un accordo politico che in Parlamento consentisse di varare una nuova legge elettorale in sessanta giorni, da presentare al Capo dello Stato, come ultimo atto della legislatura. Francesco Verderami sul Corriere analizza tutta la complessa situazione e descrive l'impresa di Renzi che tanto somiglia ad un vecchio rompicapo. La soluzione del cubo che impone che vengano messi insieme, contemporaneamente, i sei lati colorati, senza i quali dovrà aspettare l'anno prossimo per tornare alle elezioni. Come prima cosa l'attuale premier, che ha ripreso ad essere familiarmente Paolo, e non più il "Conte Gentiloni Silveri", sospettato inizialmente di volere rimanere a palazzo Chigi, e godersi gli oneri e gli onori da premier, fino alla scadenza naturale della legislatura. Superata pero' un'iniziale diffidenza, Renzi e' ora convinto della lealtà del suo successore. Insomma "Paolo" e' con lui, così come Alfano, che gli ha garantito il sostegno dei centristi il cui obiettivo non sono certo i prossimi sette mesi ma i futuri cinque anni. Quanto al Pd, in direzione nessuno potrebbe, almeno formalmente, sconfessarlo, sebbene proprio nel suo partito Renzi dovrà  fare i conti con l'avversità di chi deve avere già stretto qualche larga intesa con Berlusconi. Ed e' questo il lato più difficile del cubo, perché il Cavaliere vuole aspettare di essere riabilitato dal tribunale di Strasburgo per essere nuovamente eleggibile prima di andare a votare. Ai suoi Berlusconi alla vigilia di Natale ha detto (bisogna poi vedere se realmente e' proprio così): "Fidatevi, non c'e' spazio per andare al voto entro la primavera. Nel Pd in molti sono d'accordo con me per un ritorno al proporzionale, perché come noi dobbiamo liberarci dei lepenisti, anche loro non vogliono avere più nulla a che fare con alcuni estremisti". Per ora il segretario dem non ha mosso alcun passo verso il Cavaliere, deve prima capire di che colore sarà il quinto lato del cubo, quello legato alla Consulta (che si pronuncerà il prossimo 24 gennaio). A Renzi e' giunta voce che la Corte potrebbe salvare in parte il ballottaggio, residuato dell'italicum, rendendo così più complesso il progetto di armonizzare, in tempi rapidi, la legge elettorale della Camera con quella del Senato. Perciò gli incontri politici che precederanno il verdetto saranno solo un valzer di Palazzo. Solo dopo inizieranno le danze, e la battaglia diventerà cruciale. Proprio il terreno preferito da Renzi "Quando la lotta si fa dura, i duri cominciano a combattere"

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