Renzi "Ciclo chiuso, Congresso subito prima del voto". Bersani contro "Non subito, garantire voto nel 2018"

. Politica

Scintille erano annunciate e scintille sono arrivate. Per un Pd, l'ultimo partito italiano, chiamato ad una prova decisiva per il suo futuro. Renzi annuncia il Congresso del partito (quello che prima invocava la sua minoranza e ora non lo vuole): "Si chiude un ciclo, ho portato il Pd al 40,8%". Ancora: "Credo che sia di grande importanza discutere con franchezza e chiarezza, perché dal giorno dopo il referendum la politica italiana ha messo le lancette indietro, sono tornati riti e metodi che avevamo dimenticato". Poi rivolto ai suoi avversarsi interni, che hanno ventilato ipotesi di scissioni, per poi tornare sui propri passi, come D'Alema: "Credo che sia buon senso da parte di chi ha responsabilità di conduzione di una comunità accettare l'invito a fare il Congresso prima delle elezioni. Io non voglio scissioni. E se lo voglio, le voglio senza alibi, che non siano scissioni sul calendario". Immediata la replica del suo maggiore oppositore, Pier Luigi Bersani: "Parte della nostra gente non ci sopporta più, vogliamo dare un segnale di ricevuto?". (ndr. Nella sua cittadina natale Bettola, zero iscritti al Pd. La prima volta). Poi sviluppa il suo ragionamento politico: "No ad un Congresso, cotto e mangiato. Il governo Gentiloni deve rimanere fino alla scadenza naturale della legislatura, nel 2018. Non facciamo delle cose cotte e mangiate che diventano solo delle conte. Organizziamo, anche chiamando forze da fuori. Per un confronto vero". Insomma Bersani vede una rispolvero dell'Ulivo di antica memoria prodiana.

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