Bersani, voglio bene al Pd non al Pdr (Partito di Renzi). La scissione? Già c'è stata, con la nostra gente

. Politica

Sì al Pd se resta tale, no se diventa il PdR (il partito di Renzi). Il giorno dopo la direzione che ha dato il via alla fase congressuale (domenica l'assemblea nazionale Pd dove Renzi dovrebbe presentarsi dimissionario per avviare l'iter) Pier Luigi Bersani, scontento per le accelerazioni del segretario, va giù duro e parlando dei tempi del congresso - che Renzi vorrebbe concluso già in aprile per lasciarsi eventualmente, riconquistata la leadership del partito, aperta la possibilità di elezioni in autunno se non a giugno - dice ai giornalisti in Transatlantico: "Qui non è questione di calendario, il calendario è una tecnica che può inibire ogni discussione vera. Qui il problema è se siamo il Pd o il PdR...". E quanto alla scissione che sempre di più aleggia all'interno dei Dem la sua idea è questa:"La scissione è già avvenuta, tra la nostra gente. E io mi chiedo come possiamo recuperare quella gente lì". Per Bersani il momento è grave e ci vuole buon senso, un buon senso che dice di non aver riscontrato in Renzi dal quale nella direzione di ieri sono arrivate solo "dita negli occhi". Il buonsenso, è l'appello  dell'ex-segretario: "Da Renzi dopo averlo sentito ieri non me lo aspetto. Ma da chi è intorno a lui sì. Chi ha buonsenso è il momento che ce lo metta perché siamo a un bivio totale e andiamo incontro a problemi molto seri". E poi scandisce: "Voglio bene al Pd fino a quando è il Pd. Ma se diventa il Pdr (partito di Renzi, ndr) non gli voglio più bene". Di scissione non vuol sentir parlare Andrea Orlando, ministro della Giustizia e tra i candidati alla segreteria ce ieri si è smarcato da renziani e minoranza non votando il documento finale. Il Pd rischia a scissione? "Mi auguro vivamente di no. La parola scissione - ha detto il ministro- ha già prodotto grandi danni nella storia della sinistra. Scindersi oggi di fronte ad una destra che è sempre più aggressiva e agita l'odio, credo che sarebbe una responsabilità che non ci potremmo in alcun modo perdonare", ha concluso. "Ho detto ieri alla Direzione, mettiamo al bando la parola scissione. Torniamo a parlarci, a farci carico delle ragioni dell'altro. Rispettando il fatto che c'e' stato un congresso e la scelta di una leadership che non può essere delegittimata quotidianamente".

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