Renzi tenta di ricucire lo strappo ma la minoranza 'chiude', "Vuole un partito personale"

. Politica

Matteo Renzi tenta di ricucire lo strappo con la sinistra interna prima che sia irreparabile (ma la scissione resta nell'aria ed in queste ore è faticoso il lavoro dei 'mediatori) dopo la direzione di lunedì che ha aperto al fase congressuale. Ma la risposta ricevuta dai tre candidati alternativi alla segreteria (Speranza, Emiliano e Rossi) è stata negativa: troppo tardi, quello che ha in mente Renzi - dicono - è un partito che stravolge il Pd, un partito personale. In parole povere "il partito di Renzi". E loro non ci stanno, anche se parteciperanno all'Assemblea nazionale programmata per sabato al Parco dei Principi. Nè ha fatto breccia nella minoranza la notizia che Renzi in quell'occasione farà un 'passo di lato' affidando al presidente del partito Matteo Orfini, che sta dalla sua parte, la reggenza temporanea del Pd fino alla fine del congresso e alle primarie. "Il verbo del congresso non è andatevene, ma venite - scrive Renzi nella sua Enews settimanale - non sarà scontro sulle poltrone ma confronto delle idee. Una scissione sulla data del congresso sarebbe incomprensibile. Inspiegabile far parte di un partito che si chiama democratico e aver paura della democrazia. Il dibattito interno non interessa i cittadini. Si riparte, ci si rimette in cammino, c'è bisogno di tutti". Ma la risposta che riceve a stretto giro da Enrico Rossi, Michele Emiliano e Roberto Speranza, è gelida e fa capire chiaramente l'aria che tira tra i Dem: in una nota congiunta, una sorta di dichiarazione di guerra, i tre dandosi appuntamento sabato sera in un teatro romano proprio alla vigilia dell'Assemblea, sostengono che la  direzione "ha sancito la trasformazione del Partito democratico nel Partito di Renzi, un partito personale e leaderistico che stravolge l'impianto identitario del Pd e il suo pluralismo" e che le loro richieste "sono rimaste inascoltate".

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