Renzi si dimette (ma non rinuncia a ricandidarsi). "Non mi faccio eliminare, fuori ci prendono per matti..."

. Politica

((Nel giorno più lungo del Pd a dieci anni dalla sua nascita, con i venti di scissione che ormai sono diventati uragani, Matteo Renzi si è dimesso da segretario del partito in apertura dell'Assemblea nazionale dando così avvio alla fase congressuale, quella che la minoranza interna ha tentato fino all'ultimo di bloccare ponendo la questione della data, cioè lo spostamento in autunno del Congresso, come condizione per non procedere alla rottura. Renzi si è dimesso ma non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro definitivo come molti della minoranza gli hanno chiesto: ci ha pensato ma poi ha deciso di non cedere a quelli che ha chiamato diktat: "Avete il diritto di sconfiggermi ma non di eliminarmi". Quindi si ricandida alla guida del partito. Nel suo intervento ha parlato di "situazione assurda", di una polemica interna che porta solo acqua a Grillo ("Eh Beppe, che bel regalo ti stiamo facendo con questo spettacolo..."), dei "ricatti" ben più gravi di una scissione ed ha invitato tutti a fermarsi e ripartire: "Per sistemare questa assurda situazione - ha detto - poteva valere la pena fare un passo indietro, ci ho pensato", spiega Renzi. "Però ci ho pensato sul serio, perchè mai come questi due mesi e mezzo siamo stati laici nelle decisioni, abbiamo ascoltato tutti, ma accettare oggi che si possa dire di no a una candidatura, accettare che possa essere eliminata una persona, sarebbe un ritorno al passato. Noi stiamo insieme per confrontarci". E poi: "Tutti si sentano a casa nel Pd, anche di discutere e di litigare". Ma a "chi per tre anni ha pensato che si stava meglio quando si stava peggio non dico che siamo nemici e neanche avversari, dico mettetevi in gioco. Non potete chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi perché solo così si evita la scissione. Questa non è una regola del gioco democratico". "Non accetteremo mai, mai, mai e poi mai che qualcuno ci dica 'tu non vai bene, tu nei sei parte di questa comunità', avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci". L'appello alla minoranza: "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino. La scissione - ha aggiunto - ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno". "Scissione - ha sottolineato - è una delle parole peggiori, peggio c'è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza". Un intervento che la minoranza ha interpretato come una chiusura (Bersani: "Matteo ha alzato un muro"), dicendosi ormai pronta a fare le sue scelte, anche se la scissione non è in programma per oggi...

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