Primarie Pd, gli ex Pci provano a riprendersi la "Ditta" con Orlando. Per Renzi "incubo" del 50%

. Politica

L'inchiesta Consip allunga le sue mani velenose sulle primarie del Pd. Del resto non e' un mistero, ne' un fatto nuovo, che gli ex comunisti, fin dai tempi di Tangetopoli, ed anche prima, abbiano cercato di sfruttare a proprio vantaggio, l'arma giudiziaria. Proponendosi come gli unici interpreti del "bene del paese (quante volte ricorre nei loro discorsi) e come detentori unici di una supposta superiorità morale. E' successo con Andreotti e Craxi prima, con Berlusconi poi, ed ora tocca a Renzi. Tra l'atro non per colpe sue ma del suo babbo. Per chi crede di detenere il verbo, anche i peccati di famiglia vanno scontati. La purezza deve essere assoluta. Ora si profilala la lotta per le primarie con Renzi, che rimane il più accreditato per riprendersi la segreteria, ma che pero' e' tallonato dal mangiatore di cozze pelose, Emiliano, una sorta di tribuno del popolo e da quello che certamente e' il più affine alla vecchia "Ditta", il giovane trentottenne, Andrea Orlando, attuale ministro della Giustizia, e chiamato dai suoi affettuosamente "unico erede di Togliatti". "Orlando e' un figlio del partito? Meglio figlio del partito che un figlio di mignotta (ndr. Chi sarà poi il figlio di mignotta…Non difficile da indovinar)". Così sarcasticamente Goffredo Bettini, già devoto veltroniano, raffigura bene le motivazioni per le quali importanti e crescenti pezzi del Pd si stano spostando proprio su Orlando. Lasciando il carro del Giglio magico, visto un po' come un crisantemo su un carro funebre. E si sa i carri che piacciono in politica sono ben altri. Insomma Orlando discende, diciamo così, dai sacri lombi della storia comunista pura. Tant'e' che a benedirlo ci sono Napolitano e Sposetti (quello che la in mano della cassaforte con entro i soldi del partito). Forse ragionano e' il momento opportuno per togliersi dalle palle il marziano, quel Matteo anche orgogliosamente estraneo alle derive comuniste. Naturalmente la vecchia guardia dopo avere provato il marziano non vorrebbe cadere dalla padella nelle braci con un altro extraterrestre, il vesuviano Emiliano. L'inchiesta Consip sembra arrivare come una ciliegina sulla torta, con singolare tempismo mentre si apre la difficile campagna delle primarie, nel momento sicuramente più delicato nella breve storia del Pd. Primarie che presentano un'incognita, fino a prima delle indagini con relativi spifferi su babbo Renzi, inimmaginabile. Per vincere Renzi deve non solo arrivare primo (cosa che non appare in discussione), ma deve superare l'ostacolo, vincere con il 50% più almeno un voto. Altrimenti la palla, per regolamento del Pd, passa all'Assemblea nazionale, dove possono riaprisi tutti i giochi. I delegati potrebbe preferire anche il candidato arrivato secondo alle primarie. C'e' da dire che l'uscita di Bersani potrebbe essere stata anche una strategia concordata, o forse aggiornata subito dopo la scissione, tra gli ex comunisti. Con quelli fuoriusciti, guidati da Bersani a martellare da fuori e quelli dentro il Pd in battaglia per la "riconquista". Nelle primarie voteranno tutti, anche i simpatizzanti di Bersani. E non c'e' dubbio che i loro voti andranno ad Orlando. Quindi il 30 aprile voteranno gli iscritti, la settimana successiva il 7 saranno "primarie aperte" tra i due candidati più votati. All'inizia Renzi veniva dato all'80%, poi' sceso al 70%, ora in continua discesa e' dato intorno al 60%. Il rischio comincia farsi sentire. Inizialmente come buon secondo veniva accreditato Emiliano. Ma difficilmente la medaglia d'argento sfuggira' ad Orlando. Che molto furbescamente ha presentato per la candidatura 1996 firme (su 16mila raccolte). Motivo evocare la data di nascita dell'Ulivo, Simbolo che potrebbe intenerire il cuore del vecchio Prodi e spingerlo a benedire anche lui un candidato che lo omaggia assai più dell'irriverente Renzi, che non ha mai dato molta corda alle ambizioni ora presidenziali ora libiche dell'ex premier. 

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