Babbo Renzi tra diavolo e acqua santa mentre Matteo prova la rivincita con D'Alema sulle banche

. Politica

Il diavolo e l'acqua santa. Rignano sull'Arno come la Brescello di Peppone e don Camillo e' spaccata come una mela in due. Due personaggi un prete ed un ex sindaco sulle colline toscane ripropongono il conflitto descritto da Giovannino Guareschi in terra padana. Anche la figura di babbo Renzi viene vista da opposte prospettive, a secondo che il giudizio sia del prete oppure del comunista, che governava il piccolo paese. Don Giovannino Nerbini, il parroco, affezionato al devoto (suona anche puntualmente il piano in Chiesa ogni domenica) Tiziano, lo descrive come generoso e molto onesto., sempre pronto ad aiutare chi e' in difficoltà. "E' un fedele - spiega - nel senso più autentico del termine e non solo dal punto di vista religioso, che sarebbe anche più facile, ma anche nell'altro senso, quello dell'onesta', dell'attenzione per gli altri, che e' più difficile. Io ho visto che qualche volta si e'  dimostrato più generoso di quello che la circostanza forse meritava". Poi c'e' Peppone, l'ex sindaco che viene dal Pci-Pds, Massimo Settimelli, e che conosce bene Tiziano a causa del quale racconta di aver dovuto gettare alle etiche la sua carriera politica. Proprio perché fu raggiunto da un avviso di garanzia per un procedimento per il quale fu poi assolto con formula piena. Ma fu proprio babbo Renzi a cavalcare quell'episodio per metterlo fuori dal partito. "E' una persona rancorosa - spiega - che mi ha rovinato, sono stato espulso dalla politica e ho avuto difficoltà a trovare un lavoro".  Ancora: "In politica si può essere anche un po' cattivi ma non così tanto. Tutti in paese lo sanno ma da quando il figlio e' andato al governo sono diventati muti e silenziosi perché avevano paura".  Ed in paese ora sono in molti a pensarla così, anche in molti della sezione del Pd, dove una riunione prima indetta da Tiziano poi e' stata annullata. Pur essendo anche lui un politico, Tiziano se ne e' uscito con una battuta poco felice: "Puntano a Matteo, non a me". Come a dire io non ho fatto niente e' solo colpa dell'odio che c'e' in giro per mio figlio. Forse avrebbe fatto un figura migliore dicendo "Matteo non c'entra nulla. Se lo tirate in ballo e' un fatto solo strumentale. Parlate solo di me e vi dimostrerò che non ho fatto veramente nulla (sempre che sia così…)". Intanto Matteo prova la contromossa per uscire dall'angolo. Vuole la commissione sulle banche. Nel mirino soprattutto D'Alema, ma anche la Lega e Bankitalia. Renzi e' convinto che dietro i problemi delle banche a partire dal Monte dei Paschi di Siena vi siano gli ex Pci ed in particolare Massimo D'Alema, a partire dal tempo in cui era presidente del Consiglio a fine anni novanta. Ora che l'ex premier si e' convinto che e' meglio votare alla scadenza naturale nel 2018 e spiega: "Aspettiamo con curiosità che il Parlamento approvi finalmente la commissione d'inchiesta sulle banche. Sara' interessante andare a capire in questi dodici mesi le vere responsabilità, a tutti i livelli istituzionali e politici. I dodici mesii che ci separano dalla fine della legislatura consentiranno un lavoro serio e sistematico. Ne sono certo. Per me, per noi, la parola trasparenza e' un concetto irrinunciabile. Spero che lo sia anche per tutti gli altri partiti e soggetti coinvolti".,

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