Democrazia sulla graticola con caccia grossa a Renzi aperta, lui che pero' era bravo nella "caccia ai tordi"

. Politica

C'e' un problema democratico, con la democrazia sulla graticola. Tutto nasce dal rapporto politica-giustizia, irrisolto fin dall'inizio degli anni novanta con Tangentopoli. A soffiare sui carboni ardenti sono i populisti, vale a dire i cinquestelle e i leghisti. Una classe politica sulla difensiva subisce anche l'onda dei media che cavalcando gli scandali fino in fondo, anche involontariamente, e finiscono per amplificare la cosiddetta "indignazione poppare contro l'intera classe politica". Le inchieste giudiziarie che scorrono sui giornali ancora prima che nei tribunali completano l'opera. Se una qualsiasi falsificazione della storia viene messa in circolazione con intenti partigiani e se, dopo un po' di tempo, si scopre che era appunto una falsificazione, ormai il gioco e' fatto, e' diventata una verità di senso comune, una verità accettata dalla gente come ovvia. La famosa post-verita'. Ma di chi e' la colpa? Di molti ed a vari livelli, ma soprattutto delgli stessi politici, ormai adusi a cavalcare per propri fini le inchieste giudiziarie, salvo a rimanerne poi per una sorte di nemesi colpitI. Adesso e' la volta della caccia grossa a Matteo Renzi alle prese con le primarie del Pd dopo il disastro del referendum. Per molti suoi nemici soprattutto interni e' il momento propizio per assestargli il colpo di grazia. Così l'inchiesta su babbo Renzi e' una sorta di cacio sui maccheroni, serve come uno spruzzatore istantaneo e giornaliero di merda. C'e un pero'. Se e' vero che oggi Matteo e' la preda, c'e' da osservare - come hanno fatto il bersaniano Gotor e l'avvocato di Berlusconi, che pur lo difende, Ghedini - che a sua volta si era distinto in una caccia minore, quella al "tordo" di turno. Viene accusato di una doppia morale. Renzi caccio' per guai giudiziari, a volte senza nemmeno fosse arrivato un avviso di garanzia, diversi suoi ministri o ne chiese le dimissioni quando era segretario. La sua coerenza viene messa in dubbio dalle dimissioni della Idem per un presunto abuso edilizio, della De Girolamo che fu costretta a lasciare la sua poltrona di ministro e soprattutto di Maurizio Lupi, che per un rolex al figlio fu letteralmente obbligato alle dimissioni, dopo un colloquio tra Renzi ed Alfano. Che invece pretese di salvare la testa al suo braccio destro in Sicilia, Castiglione, che poi sarà indagato per il Cara di Mineo. Anche la ministra Guidi ha dovuto lasciare per colpe del suo compagno, per non parlare della Cancellieri silurata in nome della lotta al familismo. Qualcuno sussurra chi e' causa dei suoi peccati pianga se stesso. Intanto nonostante l'inchiesta sulla fuga di notizie, gli spifferi continuano ad arrivare giornalieri come gocce che pian piano corrodono la pietra delle verità, reali o solo presunte. Cosi' la storia della famiglia Renzi quantomeno un po' arruffona, vera oppure no, e' ormai entrata nella testa di tutti quelli che seguono le vicende della politica. 

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