Renzi al Lingotto "La partita inizia ora", "giustizia non e' giustizialismo". Lotti al lavoro sul listone

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"Hanno provato a distruggerci, ma la partita inizia ora". Ancora "si mettano il cuore in pace". Matteo Renzi chiude in un bagno di folla la sua kermesse al Lingotto, da dove dieci anni fa parti' il Pd  a "vocazione maggioritaria" con Walter Veltroni, nel 2007. Il premier Gentiloni e' presente anche se ha parlato solo con un Tweet: "Oggi al Lingotto più forza per il Pd per il futuro dell'Italia". Anche Del Rio twitta"Renzi e' come Maradona". Infine Matteo Orfini, il presidente del partito "La sinistra siamo solo noi". Standing ovation per l'ex premier, che spiega: "Tre giorni con un botto di gente, la cosa più bella che potessimo avere. Qui prima di tutto c'e' un popolo che non si fa distruggere da niente e da nessuno". Poi ammette "C'e' stato un momento di debolezza innanzitutto mia, qualcuno ha pensato di approfittarsene ma si sono resi conto che c'e' una forza che va oltre la leadership, c'e' una comunità che non rompe nessuno. E' la nostra storia. Si mettano il cuore in pace, c'era prima  e ci sarà dopo di noi". Poi ripete quando detto il primo giorno "siamo eredi e non reduci, lo diciamo a chi pensa di salire sul palco alzando il pugno chiuso e cantando bandiera rossa. Non e' questo che aiuta i più deboli, non e' l'amarcord di qualcosa che non c'e' più. E' un'immagine da macchietta della politica". Renzi aggiunge altra benzina sul fuoco della polemica con gli scissionisti: "Sento parlare di Ulivo da persone che lo hanno segato dall'interno, passaggi di apoteosi dell'Ulivo sull'Ulivo da chi ha contribuito a concludere anticipatamente l'esperienza di governo di Prodi. Cosa che non sarebbe accaduta se fossi stato io segretario del partito. Nel curriculum possono dire di essere esperti di iella non di Ulivo". Al Lingotto l'ex presidente del Consiglio ha parlato molto poco dell'inchiesta Consip che vede indagati suo padre Tiziano ed il grande amico, Luca Lotti. Pero' non si lascia sfuggire un tagliente giudizio "La giustizia non e' giustizialismo". E proprio per questo, perché il garantismo vale per tutti  e non a giorni alterni "Siamo al fianco della sindaca Raggi anche se' indagata". C'e' un brusio in sala, ma difendendo la sindaca di Roma, Renzi difende chi come lei e' indagato e sulla graticola dei media e della politica, il babbo Tiziano e ll ministro Lotti. Un altro che si trova in sala, anche se non prende la parola. Tutti gli vanno intorno per dargli la loro solidarietà nella convinzione, che almeno per quanto riguarda lui, tutto finirà in una bolla di sapone. Lotti e' impegnato a scrivere la sua difesa che terra' tra qualche giorno al Senato, quando si discuterà la mozione di sfiducia presentata dai cinquestelle e dalla Lega. Ma e' al lavoro anche su un altro fronte. Infatti e' l'uomo che contrattera' per conto di Matteo Renzi con le diversi componenti del Pd,  i delegati da inserire nel listone di appoggio all'ex premier. Per capirsi e' il ministro dello  Sport che tenterà di assicurare una maggioranza  autosufficiente a Renzi. Una maggioranza che gli consenta di governare il perito, senza dovere sottostare al condizionamento di Dario Franceschini o delle altre anime del Pd. Con Maurizio Martina, che sarà il vicesegretario, in caso di successo, non ci sono problemi. Ma le altre componenti puntano a non fare ottenere al leader il 51% dei delegati all'Assemblea nazionale. L'obiettivo e' quello di impedire che Renzi governi il Pd in piena autonomia, come ha fatto finora. Percio' Lotti e' al lavoro, un lavoro delicato e difficile, di taglio e di cucito, per superare tutti i punti di criticità, assicurando la maggioranza al suo capo. 

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