Un compleanno triste per l'Europa. Roma si blinda contro terroristi e black-bloc

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Un compleanno triste per l'Europa che festeggia domani a Roma i sessant'anni della firma in Campidoglio, il 25 marzo del 1957, dei Trattati istitutivi della Comunità economica, il nocciolo del'odierna Ue. Firmarono allora solo sei paesi, i pionieri, i fondatori, quelli che credevano di poter vincere la scommessa più ardua: portare la pace dove erano scoppiate e si erano combattute due guerre mondiali con decine di milioni di morti, due conflitti che proprio dall'Europa avevano avuto inizio per le divisioni e l'esasperazione dei nazionalismi. A quei sei paesi - Italia, Francia, Repubblica Federale tedesca e i tre del Benelux - se ne sono aggiunti col tempo tanti altri: ora sono 27 - non 28 per la defezione di Londra dopo la Brexit - i cui leader saranno tutti a Roma in queste ore per la firma di una nuova dichiarazione comune. Un compleanno triste, preoccupato e senza enfasi perchè cade a pochi giorni dall'attacco terroristico a Westminster; triste perchè i populismi e i movimenti anti-europei vanno per la maggiore in molti paesi del Vecchio continente contribuendo a far dimenticare che proprio l'Unione europea, quella immaginata e battezzata sessant'anni fa a Roma, ha portato più di mezzo secolo di pace in un continente fino allora bellicoso, turbolento e tormentato dai lutti delle guerre. Triste perchè l'Europa è senza slancio, paralizzata dal contrasto tra l'esigenza della crescita e quella del rigore necessario per  tenere in ordine i conti. E triste infine perchè Roma accoglierà i 27 e celebrerà la firma di quei trattati mostrandosi 'blindata' - con le sue bellezze ingabbiate da zone blu e verdi e non godibili - contro eventuali terroristi islamici e quasi certi balck-bloc (se ne aspettano un migliaio da tutto il continente): quindi transenne e posti di blocco ovunque, chiuse le stazioni centrali della metro A, no-fly zone sulla capitale oggi e domani, tiratori scelti sui tetti, ecc. Una città sorvegliata speciale da 5.000 uomini delle forze dell'ordine e percorsa domani in lungo e in largo da cinque cortei (attese 25.000 persone), da quelli più innocui a quelli dichiaratamente ostili all'Europa e a chi la rappresenta. E' lo stesso Juncker, il mai troppo amato presidente della Commissione Ue, che oggi ha incontrato il premier italiano Gentiloni, ad allargare metaforicamente le braccia e a cogliere il momento-no dell'Europa: "Noi non stiamo parlando delle cose che incidono sulla vita quotidiana delle persone ed è per questo che il divario tra i policy makers europei e la gente comune si sta allargando". Più ottimista Gentiloni: "L'Europa si trova di fronte a differenti sfide anche nuove, da Brexit al rinascere del protezionismo, ma abbiamo una opportunità per reagire". Gli fa eco la Merkel: "Nei prossimi anni l'Ue sarà impegnata in due direzioni, da un lato nei negoziati per l'uscita della Gran Bretagna, dall'altro negli sforzi per mettere in forma gli altri 27 Stati per il futuro comune". Ma è un compleanno triste, plumbeo...

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