La Raggi, le Iene e la presunta firmopoli romana: "Tutto regolare" per la sindaca. Ma il Pd attacca. Grillo "Mettetevi l'animo in pace"

. Politica

Virginia Raggi ha negato "irregolarità" nelle firme raccolte nell'aprile 2016 per la sua candidatura alla guida del Campidoglio. La sindaca ha commentato così il servizio delle 'Iene' (Italia 1, Mediaset) che ipotizzava 'stranezze' sulla raccolta di firme dei cittadini M5s della capitale in favore della Raggi in vista delle comunali. Il servizio ha scatenato diversi esponenti del Pd renziano che, sui social, con l'hastag #trasparenza hanno invitato la sindaca, Di Maio e Grillo a chiarire la vicenda. Andrea Romano, per esempio, ha detto: "Servono risposte chiare e non balbettii come quello fornito dalla Sindaca che mancava poco dicesse all'inviato de "Le Iene" che era candidata a sua insaputa. Dopo Palermo e Bologna firmopoli a 5 Stelle anche a Roma?" La risposta della Raggi: "Se ho letto della presunta irregolarità delle firme per la mia candidatura? Sì lo abbiamo letto, sono venuti anche in montagna (gli autori del servizio delle 'Iene, ndr). Abbiamo sempre risposto tramite i delegati di lista, che sono peraltro due avvocati, mi hanno rassicurato. Comunque  effettueremo anche ulteriori accertanti e verifiche ma da quello che mi viene rappresentato dai miei stesi delegati non c'è alcuna irregolarità'. E quella di Beppe Grillo, rivolto al Pd: "Mettetevi l'animo in pace: la Raggi è legittimamente sindaco di Roma votata da più di due terzi degli elettori romani". Nel servizio delle Iene si metteva in evidenza qualcosa di strano nelle procedure di raccolta delle firme per la candidatura di Virginia Raggi al Campidoglio. Il modulo di presentazione delle firme necessarie è datato 20 aprile, ma il “firma day”, il giorno della raccolta organizzato dai grillini attraverso i banchetti in tutta Roma è il 23 aprile. Solo in questa data, insomma, vengono certificate le 1.352 firme dichiarate. Come è possibile? La tesi delle Iene è: non c’è alcuna legge che consente di far dichiarare qualcosa a qualcuno che ancora non esiste in un atto formale di presentazione di una candidatura. Tesi supportata dai pareri di un amministrativista, dal responsabile in materia elettorale del Ministero dell’Interno e dalla prassi che gli altri partiti dicono di aver sempre seguito. La difesa dei due avvocati, delegati da Raggi a occuparsi di queste incombenze, uno dei quali, Paolo Morricone, segue il M5S anche a livello regionale, è contenuta in una formula, “atto a formazione progressiva”, che permetterebbe di compilare via via i moduli di presentazione delle liste ed è reso possibile da una sentenza del Tar.  

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