Consip, lo sviluppo che non t'aspetti: ufficiale dei carabinieri accusato di aver falsificato una frase su Tiziano Renzi

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Clamoroso e inquietante sviluppo nell'inchiesta Consip. Un ufficiale di carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico), Gianpaolo Scafarto,  è stato indagato per falso aggravato con l'accusa di aver manipolato una frase frutto di un'intercettazione ambientale: quella che attribuiva ad Alfredo Romeo, in carcere per corruzione, l'avvenuto incontro fra l'imprenditore e il padre dell'ex presidente del Consiglio, Tiziano Renzi.  Ma l'analisi dei nastri, il controllo e la rilettura completa degli atti da parte della Procura di Roma - che aveva già tolto ai carabinieri del Noe la prosecuzione dell'indagine sulla Consip, iniziata a Napoli con il pm Woodcock e poi trasferita a Roma - ha rivelato che quella frase sarebbe stata pronunciata non dal padre del'ex-premier ma da Italo Bocchino, ex-parlamentare di An e collaboratore di Romeo. L'ex parlamentare da parte sua ha precisato: "Mi riferivo presumibilmente a Matteo, mai conosciuto né incontrato Tiziano Renzi". L'accusa di falso nei confronti del'ufficiale dell'Arma riguarda anche un'altra circostanza, quella che accreditava falsamente un'attività di disturbo dei servizi segreti, e quindi indirettamente di palazzo Chigi, sulle indagini che l'Arma stava conducendo sull'imprenditore Romeo e sui suoi rapporti con Tiziano Renzi. Il capitano Scafarto è stato interrogato oggi a piazzale Clodio e indagato. Si è avvalso della facoltà di non rispondere su richiesta del suo avvocato. In serata, Matteo Renzi a Porta a Porta ha commentato così questo sviluppo nell'inchiesta: "È molto strano quello sta avvenendo ma ho totale fiducia nella magistratura. Non abbiamo nulla da nascondere. Sarebbe facile per me venire qui oggi e dire, essendo in corso un'indagine per falso, 'avete visto...'. Niente di tutto questo, chiedo come cittadino che tutti abbiano totale fiducia nella magistratura e lo dico oggi che è più facile di due mesi fa perché credo che la verità viene sempre a galla". 

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Nel dettaglio, l'analisi delle intercettazioni ambientali effettuate negli uffici della Romeo Gestioni ha svelato che una frase attribuita all'imprenditore napoletano - nella quale si diceva che aveva incontrato Tiziano Renzi - era stata in realtà pronunciata dall'ex parlamentare e collaboratore di Romeo, Italo Bocchino. Inoltre, è stata accertata come falsa anche la circostanza secondo cui non meglio precisati appartenenti ai Servizi avrebbero pedinato i carabinieri del Noe durante la loro attività di indagine a carico di Romeo.

L'avvocato Giovanni Annunziata, raggiunto telefonicamente da Repubblica, spiega che "la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere del capitano Scarfato è stata mia ed è di natura puramente processuale, come ho tanuto a far verbalizzare oggi. Nel momento infatti in cui avrò avuto modo di prendere conoscenza del fascicolo dell'indagine principale Consip, sarò e saremo in grado di rispondere compiutamente alla contestazione che ci è stata mossa dalla procura di Roma".

Anche Italo Bocchino ha voluto ricostruire il senso delle parole che aveva pronunciato su Renzi e falsamente attribuite a Romeo. "In riferimento a quanto riportato da
organi di stampa - dice Bocchino - ho il dovere di precisare che non conosco e non ho mai incontrato Tiziano Renzi. La frase su 'l'ultima volta che ho visto Renzì, che sarebbe stata pronunciata da me ed attribuita ad Alfredo Romeo, si riferiva presumibilmente all'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi e a valutazioni politiche del tutto estranee ai fatti dell'inchiesta". "Ho incontrato Matteo Renzi - ha aggiunto-  sempre e solo durante il mio mandato parlamentare, in occasione di dibattiti televisivi dove eravamo ospiti e, una volta, il 23 dicembre del 2011, al concerto di Abbado per l'inaugurazione del nuovo Maggio musicale fiorentino, dove avemmo occasione di scambiare normali convenevoli. Un contesto assolutamente lineare che fortunatamente sta emergendo in tutta la sua chiarezza", ha concluso Bocchino.

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