Dilemma dell'Occidente: E' guerra di religione o bisogna spegnere l'odio con la politica e aiuto Islam?

. Politica

Più di trenta bambini e ragazzi inglesi uccisi da un terrorista islamico cresciuto tra loro e con loro, figlio di genitori libici accolti a suo tempo come fratelli. Se a noi sembra un orrore nell'orrore questa nuova gesta del fanatismo, non tutti gli islamici anche moderati provano la stessa nostra disgustata emozione. Infatti ricordano che agli occhi dei loro confratelli estremisti "gli occhi di quei bambini dilaniati dalla bomba con bulloni e dadi di ferro annessi "non sono molto diversi da quelli che muoiono a Raqqa e Mosul". E pur condannando la orribile vendetta in fondo la comprendono. L'Occidente si divide tra chi giudica che sia in corso una guerra di religione che va stroncata solo ed al più presto con le armi, continuando in primis i bombardamenti laggiù da dove provengono almeno ideologicamente i terroristi e chi invece sostiene che per "spegnere l'odio nessuno deve sentirsi isolato, un escluso". Secondo lo scrittore inglese di origini pakistane Hanif Kureishi, intervistato dal Corriere "I terroristi non sono dei folli, dei pazzi, che seguono una religione folle, ma fanno parte del mondo in cui viviamo". Lui e'convinto, "la loro presenza rappresenta un problema politico, che richiede soluzioni politiche, e non l'invocazione di più sicurezza. Chi al meglio rappresenta la tesi opposta e' il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti che rivendica il diritto di bestemmiare contro Allah,  "un dio crudele ed assassino". "E' inutile disquisire - scrive - su che nesso ci sia tra immigrazione e terrorismo. Tutti i terroristi, e' un fatto, sono immigrati di prima o seconda generazione e tenere separati i piani e' esattamente il vicolo cieco nel quale ci hanno portato, o meglio, ci siamo infilati, in nome di una distorta interpretazione, e purtroppo applicazione, dei sani principi occidentali di accoglienza e solidarietà". Su queste tesi contrapposte gira tutto  dibattito mondiale, con varie sfumature. Ma anche questa volta la ragione sta nel mezzo? Anche perché sarebbe molto difficile, e nessuno almeno finora ci e' riuscito, individuare questo mezzo, partendo dal quale sia possibile una lotta efficace al terrorismo. Gli attentati continuano e non sembrano destinati a fermarsi. Allora? Pochi vogliono, ad esempio,  sentire parlare in Italia di leggi speciali. Per il terrorismo nostrano e per la mafia sono state fatte ed hanno anche ottenuto ottimi risultati. 

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