Berlusconi torna alle origini, Renzi e' assediato anche in casa. Domenica i ballottaggi con una partita difficile peri il Pd

. Politica

Berlusconi sembra ringiovanito e tra le sue solite battute e la demonizzazione dell'avversario, con Grillo che ha sostituito i comunisti del '94, torna in stile inizi, quando vinse contro la golosa macchina d guerra di Occhetto. E' vero domani si vota solo, e non dappertutto, per i sindaci e che il vero appuntamento sarà quello per le politiche, che deciderà  chi guiderà il paese per i prossimi cinque anni, ma intanto si scaldano i motori e si traggono indicazioni importanti. Il test più significativo a livello nazionale riguarda quella Genova, dove nel dopo guerra ha sempre governato la sinistra, città tra l'altro culla del socialismo italiano. E' pero vero che in questa roccaforte rossa si annidano i dem più litigiosi d'Italia ed in gioco c'e' anche la vicina La Spezia. Per Il Pd saranno tutte partite difficili quelle che lo vedono protagonista nei 22 capoluoghi chiamati al ballottaggio. Solo in 6 casi si trova davanti e si gioca la reputazione in diverse città simbolo. Addirittura  a Sesto san Giovanni, conosciuta come la Stalingrado della sinistra, si profila un testa a testa con molti timori. Berlusconi ridacchiando, da vecchio volpone, con le sue battute vuole anche trasmettere sicurezza nei suo mezzi e del centrodestra in generale. Sul presidente Usa, ha detto: "Di Trump mi piace Melania". E su Grillo: "Chiedeva cachet in nero", poi una pausa e: "E' uno scherzo, non ho l'immunità".  Renzi invece e' serio, ha poco da scherzare. Lo stanno assediando da tutti i lati e ora ci si e' messo pure Orlando, che sta facendo da cavallo di Troia all'inverno del Pd. Vorrebbe che il candidato premier del suo partito fosse rimesso in discussione, per venire scelto da tutto il centrosinistra attraverso nuove primarie. E si' che Orlando e' ministro della Giustizia e equidi di legalità dovrebbe intendersene. Lo statuto del Pd stabilisce che chi diventa segretario, automaticamente e' anche il leader per palazzo Chigi. Non si può sempre rimettere tutto in discussione a secondo del proprio tornaconto. Anche  Prodi con il suo ripreso attivismo sta creando qualche grattacapo all'ex premier. Perché lo deve rispettare per il ruolo avuto dal professore nella storia della sinistra, anche se il suo volere fare da "collante", semplicemente per incollare co neleganza qualcuno che non sia Renzi alla leadership per palazzo Chigi. Le sue trame possono suonare  come delle corbellerie o peggio come una presa ani giro. Per non parlare degli scissionisti, quei Bersani e D'Alema (che tra l'altro tra di loro nonni parlano e sono divisi da un profondo rancore con tanto di reciproci dispetti), che non nascondono di volere fare fuori il segretario dem con quassia mezzo a disposizione, Molti di loro sono appollaiati a mo' di cornacchie in vista del voto di domenica. Per tuonare, se il Pd dovesse perdere, che la colpa e' tutta e solo di Renzi. Che non ha saputo attirare il centro, che perde colpi anche a sinistra e che ha esaurito la sua iniziale spinta. 

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi