Renzi assediato difende le sue primarie con i suoi 2 ml di voti. "Meglio soli che male accompagnati…"

. Politica

Matteo Renzi e' un combattente e non e' certo il tipo da farsi intimidire. Aveva previsto tutto e lo aveva detto in anticipo, non per mettere le mani avanti ma per spiegare che nel Pd c'era chi  a mo' di avvoltoio stava appollaiato sulle balaustre del Nazareno pronto a scagliarsi contro di lui se le amministrative non fossero andate bene. Quello che tra i suoi dice sorridendo "Meglio soli, che male accompagnati…". "Altro che coalizioni...". Non e' che non voglia nessuno intono a se', certo che e' duro trattare con chi come prima cosa mette in discussione sua leadership per palazzo Chigi. "Ma come si fa, a mettere in discussione due milioni di voti? ", vale a dire "mettere in discussione le primarie dopo neanche due mesi. Significherebbe il caos, significherebbe creare disorientamento tra gli elettori, distruggere tutto". Per sedare la sommossa, che vede in prima fila anche Franceschini, spesso bollato come bandiera al vento per i suoi continui, disinvolti e repentini cambi di rotta, Renzi invita a tenere i nervi saldi "calma e gesso", non bisogna rispondere ad attacchi e provocazioni". Bisognerà vedere in futuro quale sarà l'orientamento di Franceschini, attualmente in maggioranza con lo stesso Renzi. Un eventuale asse con Orlando rafforzerebbe l'opposizione interna, anche se la maggioranza di Renzi, che il 69%, e' comunque ben salda. I litigi continui, prima con i vari Bersani e D'Alema, riproposti da Orlando che guida la fronda interna, creano quel tutti contro uno, che danneggia l'immagine complessiva del Pd. Ecco perché Renzi, dal suo fortino, invita alla calma. La frizione con Prodi,, cara gli e' costata, ma era quasi scontato che prima o poi arrivasse. Era inevitabile, fin dai primi approcci, anche se Renzi aveva sorvolato per evitare polemiche alla vigilia del voto. Quello che il Prodi "collante" voleva, era che Renzi restasse segretario, rinunciando alla leadership per palazzo Chigi, per magari scegliere un moderato come Calenda, che fosse in grado di rilanciare un nuovo Ulivo. Poteva Renzi accettare questo schema? Così come puo' accettare il programma di Pisapia, agli antipodi suo? Ora la linea che Renzi detta ai suoi e' di raffreddamento della situazione, aspettando che la dialettica interna rientri su binari normali. Anche per questo e' stato utile rinviare la legge elettorale a settembre, in pratica accettando contemporaneamente che la legislatura giunga alla sua scadenza naturale, con Gentiloni premier. Ma una cosa e' sicura, quando ci sarà da correre per palazzo Chigi, sarà Renzi a correre come premier per il Pd, nella convinzione di potere se non ripetere sfiorare quel 40% delle europee. Mentre i suoi avversari, gli scissionisti ma anche lo stesso Pisapia devono stare attenti a superare la soglia di sbarramento per potere entrare in Parlamento. Cosa stramba e' poi per Renzi che i fuoriusciti con pochi punti in percentuale vogliano essere loro a dettare le condizioni a chi invece di voti ne ha tanti. Come appunto stanno li a testimoniare anche gli ultimi due milioni presi alle primarie.

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