Salvini: "Darò mano libera alla polizia". E 'silenzia' Bossi

. Politica

A Pontida, storico luogo di raduno della Lega, si è consumato forse l'addio del popolo del Carroccio a Umberto Bossi, il fondatore, un addio amaro con il vecchio leader che ha lasciato il pratone abbastanza arrabbiato. Matteo Salvini non lo ha fatto parlare dal palco - ed è la prima volta - e non lo ha mai neanche citato nel suo discorso tutto centrato sull'attacco ai giudici genovesi che hanno sequestrato i conti della Lega per le irregolarità commesse dalla vecchia dirigenza nell'amministrazione dei fondi pubblici ("un attacco alla democrazia ma noi non molliamo e saremo sempre più determinati") e su quello che farà il Carroccio una volta al governo. E cioè - ha spiegato Salvini - l'abolizione di tutte le riforme fatte dai governi di centrosinistra in questi anni (dalla legge Fornero all'ultima legge Fiano) e la promessa che, con lui premier - perchè il leader leghista parlava sotto un enorme cartellone che recitava beneaugurante 'Salvini premier' - le forze dell'ordine avranno finalmente "mano libera" per provvedere alla sicurezza degli italiani. Neanche un accenno a Bossi - così come hanno fatto i governatori leghisti Maroni e Zaia - che si è arrabbiato e ai giornalisti ha riferito: "Salvini mi ha detto che non mi ha invitato a parlare per non farmi fischiare". "Ma è un brutto segnale: vuol dire - ha commentato - che devo andarmene via".

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