Si delineano le coalizioni a destra e sinistra. Di Maio vira a sinistra e apre a Bersani che boccio'

. Politica

Si vanno delineando le coalizioni a destra e sinistra che si affronteranno alle prossime elezioni. A sinistra si e' svolta la battaglia più complessa, con rancori e veti incrociati difficili da superare. Una violenza politica che poteva venire solo da lontano, da uno scontro tra culture, con quella degli ex Pci che si e' vista sopraffatta da Renzi e quasi cacciata dalla sua casa naturale, il Pd.  Bersani & co. con la scissione sembrano avere compiuto un atto irreversibile. Così la pensano anche la maggioranza degli italiani intervistati. Quindi una colazione con al centro Renzi e alle sue ali Pisapia a sinistra e Alfano a destra. con pero' il partito che ancora deve pronunciarsi spaccato come una mela e con i lombardi, già con il centrodestra in regione, pronti a correre con Berlusconi con una lista civica. Poi c'e'"Liberi e uguali", la neonata formazione di Bersani e D'Alema, guidata da Grasso. A destra invece continuano ripicche varie che hanno soprattutto un colore personale di chi già si sentiva al posto di Berlusconi alla guida del centrodestra. Ma la conclusione appare scontata e alla fine l'accordo ci sarà con Berlusconi come sempre garante pronto a guidare nuovamente la coalizione tra Fi, Lega e Fratelli d'Italia. Ognuno avrà un suo leader e alla fine vedranno chi avrà preso più voti. Un Berlusconi più vivo che mai, dopo che appena un anno fa, finito il "duro" periodo dei servizi sociali e reduce da un'operazione a cuore aperto, appariva finito per la politica, centrerà quasi sicuramente l'obiettivo di sopravanzare nei voti i suoi "alleati-avversari" e sarà lui a decidere per palazzo Chigi. Perché fin che e' vivo, politicamente, Berlusconi e ' viva anche FI come forza trainante della coalizione. Salvini e la Meloni devono quindi porre nel cassetto i sogni e le ambizioni personali e ritirarsi su quelle politiche. Poi c'e' il terzo polo grillino con Di Maio che vira a sinistra aprendo alla Camusso e a Bersani. Promette quello che vuole la sinistra-sinistra, abolizione del jobs act e il ripristino del famoso art.18. E pensare che fu proprio Bersani a non potere fare il premier ad elezioni vinte, senza pero' la maggioranza, per il no dei grillini sui quali aveva puntato tutte le sue carte. Altrimenti forse non si parlerebbe nemmeno di Renzi, che a quel punto non avrebbe neppure vinto il Congresso. Al Quirinale ci sarebbe un altro presiedente della Repubblica. 

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