Etruria, si difende il pm dell'assist ai renziani su papà Boschi, "Non ho nascosto nulla". M5S all'attacco del Pd

. Politica

Nuova bufera sulla vicenda di Banca Etruria, con i Cinquestelle all'attacco del Pd e del pm di Arezzo, Roberto Rossi, sentito nei giorni scorsi dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui crac delle banche e accusato da M5s di aver fornito un vero e proprio 'assist' ai renziani omettendo di riferire che il papà di Maria Elena Boschi (Pierluigi, dal 2012 al 2014 nel cda di Banca Etruria, vicepresidente senza deleghe operative) sarebbe attualmente indagato per falso in prospetto (in base ad una denuncia della Consob su presunte falsificazioni dell'ultimo prospetto per l'emissione di obbligazioni subordinate di Banca Etruria) e ricorso abusivo al credito. Il procuratore ha scritto al presidente della Commissione Pierferdinando Casini per difendere la sua testimonianza affermando di "non aver nascosto nulla" in relazione alle domande che gli venivano poste. Domande, aggiunge riportando il verbale della sua deposizione, che hanno riguardato "i fatti in oggetto e non, in alcun modo, le persone iscritte nel registro degli indagati". "Ho chiarito che l’esclusione di Boschi riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti ho precisato che non essere imputati non significava non essere indagati. Null’altro mi è stato chiesto in merito" è la versione del pm nella lettera che Casini ha diffuso definendola "una risposta chiara ed esauriente". Di segno opposto la valutazione dei Cinquestelle che attaccano il Pd. 'Ce le ricordiamo benissimo le esternazioni dei renziani nei giorni scorsi, dopo l'audizione in commissione Banche del procuratore di Arezzo che sembravano scagionare papà Boschi da ogni ulteriore coinvolgimento nella vicenda Banca Etruria. Vogliamo ascoltare cosa hanno da dire oggi gli stessi soloni che ieri esultavano" ha commentato il deputato del M5s in commissione Finanze Alessio Villarosa. E' intervenuto anche il candidato premier grillino, Luigi Di Maio: "Quella gente là non ha più credibilità: rinuncino a voler governare questo Paese, la loro parola a livello nazionale e internazionale non vale più nulla. Hanno utilizzato lo stato per gli affari loro: non c'è nessuna novità ma ora è il momento di governare i cittadini. Noi, spero, saremo la prima forza politica del Paese la sera delle elezioni: chiederemo l'incarico di governo e cominceremo a restituire i soldi ai risparmiatori".

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