La Boschi un problema di voti. Renzi non vuole trasformare il 4 mar. nel 4 dic.. Chi premier? "Gentiloni, altri ministri", "en passant" anche Matteo...

. Politica

Matteo Renzi a questo giro più che rischiare tanto si può dire che si giochi tutto, l'intera posta. Deve vincere o quantomeno non arrivare sotto i grillini ed essere il primo partito, anche se a vincere dovesse essere la coalizione di centrodestra di Berlusconi. Rimarrebbero spazi di manovra politica per eventuali accordi del dopo elezioni, visto che difficilmente nessuno avra' una maggioranza autosufficiente. L'ex premier non vuole ripetere gli errori del passato, come quello deleterio di trasformare il voto  del 4 marzo in un referendum su dl lui, come avvenne il 4 dicembre per il referendum sulle riforme. Ora difende a spada tratta la Boschi (che non ha visto ma sentita telefonicamente) anche per difendere se stesso, da un altro suo errore, quello di avere voluto la commissione d'inchiesta sulle banche. L'ex ministra ed attuale sottsegretaria baldosamente  dice: "Sono una che non arrende". Ma ha tutto o quasi il partito contro, molti renziani compresi. Tra i quali Lotti un altro fedelissimo del segretario. Il loro ragionamento e' chiaro, "la Boschi ci farà perdere le elezioni". Il problema e' tutto politico o meglio ancora elettorale, una questione di voti in più o in meno. Quanti e' difficile stabilirlo,ma se Renzi vorrà effettivamente evitare un referendum su di lui, dovrà scaricare, anche se a malincuore, la Boschi prima delle elezioni. In ceduta libera nei sondaggi non può permettersi lussi. Anche se un sondaggio Swg, commissionato dal Nazareno, da' il Pd al 25%, sempre sotto i gridolini, ma con un margine recuperabile in campagna elettorale. Che deve essere condotta con attenzione evitando inciampi ed eliminado possibili ostacoli. Sarà la direzione dopo il 20 gennaio a decidere il futuro della Boschi. Ma passata la bufera e' possibile che Renzi trovi prima una formula per non ricandidarla magari pomettendole un posto per le europee. Quando gli animi saranno sbolliti. Ora Matteo parla di quadra, "il Pd non e' solo Renzi. E' anche Gentiloni, Minniti, Del Rio, Franceschini e tutti gli altri. Siamo una squadra". Per questo quando in questi giorni gli si chiede chi sarà il futuro premier (sempre che tocchi al Pd), lui fa il nome di Gentiloni e degli altri ministri di spicco e aggiunge "en passant" anche il proprio nome. Il suo candidato preferito. Cambio di modulo e solo espedienti tattici? Saranno gli altri a deciderlo, dai suoi compagni di partito per finire a quelli più importanti e che decideranno il suo fututo politico, gli elettori che saranno chiamati alle urne domenica 4 marzo.

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