Verso un "nuovo mondo politico" con l'asse Mattarella-Gentiloni. Incarico a chi avrà più chance per una maggioranza

. Politica

Nessuno e' in grado di prevedere che cosa succederà la notte del 4 marzo, all'indomani del voto. Si apre una stagione densa di incognite, una sorta di "nuovo mondo" politico, differente dall'attuale ma dissimile anche dal vecchio mondo, quello della prima Repubblica. Si torna si' al proporzionale pero' le cose sono ben diverse dagli anni di Fanfani, Moro, Craxi ed Andreotti. Allora c'era il cosiddetto arco costituzionale, "geniale" invenzione della sinistra dc demitiana per mettere fuori gioco i voti del Msi di Giorgio Almirante e c'erano i comunisti che non avevano ancora il "patentino" per andare direttamente al governo. Oggi invece siamo di fronte ad un sistema tripolare, con i voti divisi tra tre fette numericamente importanti di elettorato, e con molta più gente che non va a votare. Sapendo che le faccende politiche potrebbero prendere una piega complicata, Matteralle ha predisposto un suo piano, facendo asse con Gentiloni del quale si fida pienamente. Così' gli ha risparmiato gli ultimi rischi di un voto sullo Ius soli, che avrebbe potuto sfiduciarlo. Ora invece puo' continuare a governare per gli affari correnti ed anche oltre se dovesse rendersi necessario in attesa di una uova maggioranza, che potrebbe anche essere il risultato di accordi post voto. Proprio per questo Mattarella ha ricordato che la legge elettorale non indica necessariamente un candidato premier. In un sistema parlamentare come il nostro significa che l'incarico per formare un nuovo governo non e' detto che lo abbia automaticamente chi ha preso più voti, ma invece potrebbe andare a chi abbia più chance di formare una maggioranza in Parlamento. Il sentiero che faticosamente Mattarella e Gentiloni hanno costruito in quest'anno di governo, dopo la sconfitta referendaria del Pd, porta a salvaguardare l'unica possibile riserva istituzionale che può avere il paese in caso di tempi lunghi o di stallo, la prorogatio sine die (o ameno fino a che non si formi una maggioranza oppure si vada nuovamente alle elezioni) del governo Gentiloni. 

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