Con i suoi tre 'no' Renzi gioca d'anticipo e apre la resa dei conti interna

. Politica

L'annuncio di Renzi - dimissioni sì ma con calma, solo dopo la formazione  di un governo in modo da consentirgli di gestire questa delicatissima fase - ha aperto in pratica lo scontro interno al Pd, quello che molti osservatori si aspettavano dopo il crollo di consensi registrato dai Dem nelle urne. Renzi ha voluto giocare d'anticipo sul fronte interno: troppi devono essere stati gli 'spifferi', se non delle vere e proprie pressioni su di lui , in queste ultime drammatiche ore al Nazareno. Voci che delineavano già l'esistenza di una parte del partito che voleva le dimissioni immediate, secche, del segretario così da favorire l'ipotesi di un reggente e 'aperture' verso possibili accordi con i vincitori del voto, M5s e Lega. Una parte cui non andava bene un futuro all'opposizione immaginato per il Pd da Renzi. E i tre 'no' pronunciati dal segretario sembrano confermare l'inizio di una resa dei conti e un'attenzione tutta rivolta agli avversari interni che da ieri si sono moltiplicati ("no agli inciuci, no ai caminetti che decidono la leadership nel Pd, magari con un reggente e senza primarie, no ad un partito stampella degli estremisti"). La conferma di questo quadro si è avuta stretto giro con una dichiarazione di Zanda, capogruppo 'franceschiniano' al Senato, che ha definito "incomprensibile" l'annuncio fatto da Renzi di dimissioni date e non date, condizionate, dilazionate. "Un annuncio - ha aggiunto - fatto solo per prendere ancora tempo". A ruota e dello stesso tenore fortemente critico la sinistra interna, con Emiliano e Orlando, Cuperlo e la Finocchiaro che ha accusato Renzi di mancare di "senso di responsabilità verso il partito" non andandosene subito dopo la clamorosa sconfitta. Anche Gentiloni - mai citato nel discorso di Renzi - e alcuni ministri Pd non avrebbero gradito toni e contenuti dell'annuncio del segretario che privilegiando una linea dura e una collocazione all'opposizione dei Dem, ancora sotto la sua guida, boccia tanto l'ipotesi di un accordo di qualsiasi tipo con le altre forze politiche quanto quella di un governo tecnico o di unità nazionale. Impegni (o soltanto intenzioni, comunque la riproposizione delle sue promesse agli elettori) che probabilmente non saranno piaciuti neanche al Quirinale cui tocca l'arduo compito di trovare una soluzione di mediazione per favorire la formazione di un governo. E certe rigidità non aiutano operazioni tanto delicate, tenendo anche conto che sarà proprio Renzi a guidare la delegazione Pd alle consultazioni d Mattarella...  In questa fase Renzi vuole dare ancora le carte perchè nel Pd ha dalla sua la maggioranza all'assemblea nazionale, in direzione e nei gruppi parlamentari. Ma la guerra interna è già stata dichiarata. Gli consentiranno di fare il mazziere?  

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