Schede bianche e fumate nere, il nuovo Parlamento in stallo. La stoccata di Napolitano al Pd

. Politica

Un mare di schede bianche nelle prime votazioni in Parlamento per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. E quindi doppia fumata nera. A Montecitorio e palazzo Madama è andato in scena un identico copione, non proprio il massimo per la seduta inaugurale della XVIII legislatura. Nell'assenza conclamata di un accordo politico sui nomi tutti i partiti hanno annunciato e votato scheda bianca. Nessuno ha voluto bruciare il proprio candidato. Se ne parla domani in Senato dove in forza del regolamento che è diverso da quello della Camera un presidente lo si dovrà pure trovare. E qui (alla quarta votazione c'è il ballottaggio tra i due candidati più votati) Forza Italia ha annunciato che già dalla terza votazione voterà Paolo Romani sul quale però continua a gravare il 'no' di Di Maio ("Non farò mai un Nazareno-bis" ha detto ai suoi ribadendo così che non intende incontrare Berlusconi). Come arma di pressione per indurre Salvini - con il quale continua a parlarsi - a convincere l'ex-Cav a cambiare cavallo sembra che il candidato premier dei Ciquestelle abbia ventilato l'ipotesi di poter appoggiare una candidatura Pd, magari Luigi Zanda... Un'idea per ora solo al centro di boatos destinata a scompaginare il partito democratico dal momento che Zanda, ex-capogruppo dem al Senato, non è propriamente un renziano e il suo nome non troverebbe consensi nella folta, foltissima pattuglia di senatori vicini all'ex-segretario del partito. Al di là di retroscena veri o presunti persiste dunque il braccio di ferro Fi-M5s con Salvini che si affanna a tenere in piedi una parvenza di dialogo tra i due 'vincitori' del 4 marzo, il suo centrodestra e i Cinquestelle, non solo per la presidenza delle Camere ma anche per la formazione del governo, il delicato step successivo. "Il M5s sbaglia a porre veti - ha detto infatti Salvini - ma sbaglia anche chi si arrocca su un solo nome: ognuno di noi, in questo momento deve parlare con tutti e mettersi di lato di qualche centimetro, noi della Lega ci siamo messi di lato di un chilometro...". Fa discutere intanto l'attacco al Pd lanciato da Giorgio Napolitano nel suo intervento come presidente del Senato prima dell'inizio delle votazioni: "Il voto del 4 marzo ha bocciato l'auto-esaltazione degli ultimi governi". "I comportamenti elettorali hanno mostrato quanto poco avesse convinto l'auto-esaltazione dei risultati ottenuti negli ultimi anni da governi e da partiti di maggioranza" ha detto l'ex-capo dello stato. "Ha contato molto il fatto che i cittadini abbiano sentito i partiti tradizionali lontani e chiusi rispetto alle sofferte vicende personali di tanti e a diffusi sentimenti di insicurezza e di allarme". "Sulla scena politica nazionale il voto del 4 marzo - ha detto ancora Napolitano - ha determinato un netto spartiacque, a inequivocabile vantaggio dei movimenti e delle coalizioni che hanno compiuto un balzo in avanti clamoroso nel consenso degli elettori e che quindi di fatto sono oggi candidati a governare il paese. Il partito che nella scorsa legislatura aveva guidato tre governi ha subìto una drastica sconfitta ed è stato respinto all'opposizione". 

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi