Renzi, ora gli accordi non li chiamano più "inciuci". L'opposizione farà bene al Pd, molto bene

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"Ora gli accordi che stanno cercando di fare non li chiamano più "inciuci", come quando c'ero io al governo...". E' polemico Matteo Renzi verso quello che chiama il nuovo 'pentapartito' (M5s, Lega, Fi, Fdi e centristi) impegnato nella ricerca della quadra per la formazione del nuovo esecutivo. L'ex-premier, ribadendo che l'opposizione farà bene al Pd anche alla luce del doppio schiaffo ricevuto nell'elezione dei questori di Camera e Senato, non è tenero verso i voltagabbana, secondo lui, del lessico politico: "Quando eravamo al Governo noi - scrive ironicamente nella sua e-news -  questa fase delicata della democrazia parlamentare si chiamava 'accaparramento di poltrone'. Ora che c'è un accordo che va da Berlusconi a Di Maio, passando per Salvini, per i centristi, per la Meloni (cinque forze, un nuovo pentapartito) si chiama 'rappresentanza istituzionale'. Quelli che quando c'eravamo noi gridavano nei talk contro gli inciuci, oggi vanno in tv a spiegare la necessità degli accordi che smentivano con forza prima delle elezioni. Guardiamo il positivo, amici. Il vocabolario della politica migliora: si passa dagli insulti ai toni istituzionali. E nelle aule del Parlamento il clima è molto più tranquillo". Quanto allo stato dell'arte a cinque giorni dall'inizio delle consultazioni di Mattarella, il neo-senatore dem non ha dubbi sulla posizione che deve mantenere il partito: "La situazione politica è chiara: il Pd starà all'opposizione. E stando all'opposizione potrà dare un aiuto al Paese portando un clima di civiltà e rispetto del Governo che nei nostri confronti purtroppo non c'è stato. L'opposizione si può fare bene, come spiega splendidamente Pierluigi Castagnetti, e può farci bene, molto bene.Chi ha vinto le elezioni si metterà d'accordo, prima o poi: del resto Cinque Stelle e Centrodestra stanno facendo accordi in tutti i passaggi istituzionali". Un Pd all'opposizione che è poi la linea dettata dal lui stesso al momento delle dimissioni dopo la sconfitta elettorale. E che lui guidi ancora la danza nei gruppi parlamentari del Pd lo ha dimostrato la decisione presa dai deputati dem di non riunire gli organismi del partito 'prima' delle consultazioni al Colle come invece chiedevano i 'dialoganti' Franceschini e Orlando... 

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