Di Maio offre un 'contratto' alla Lega o al Pd, "Non voglio spaccare nè i dem nè il cdx"

. Politica

Ancora stallo dopo il primo giro di consultazioni di Mattarella al Colle che si è concluso nel pomeriggio quando al Quirinale è salito Luigi Di Maio accompagnato da Toninelli e Giulia Grillo. Serve un secondo round, se non un terzo. Davanti alle telecamere il capo politico dei Cinquestelle ha confermato la sua posizione e ribadito l'offerta del Movimento alla Lega o al Pd: "Un contratto di governo sul modello tedesco centrato sui temi da affrontare e sui problemi da risolvere" che è - ha detto - la risposta più giusta e concreta al voto espresso dagli italiani il 4 marzo. Quindi il Movimento vuole un governo vero: "niente governissimi, nè governi tecnici nè governi di scopo". Non ha detto guidato da chi ma lo ha fatto capire quando ha di nuovo sottolineato che i Cinquestelle sono il primo partito e hanno preso 11 milioni di voti. Di Maio si è preoccupato subito di rassicurare sul posizionamento europeo e internazionale dell'Italia se tocchrà a lui fare il premier: l'alleanza occidentale non si tocca così come l'appartenenza all'Europa e al suo sistema monetario. Poi l'offerta alla Lega di Salvini o al Pd di un "contratto" (non un'alleanza) preceduta dalla precisazione che lui ha interloquito con tutti e non ha mai posto "veti". Un contratto sul modello tedesco da sottoscrivere o con i Carroccio o con i dem. Per questo ha proposto subito un incontro con Salvini e con Martina per valutare l'eventuale percorso comune, con l'uno o con l'altro. Infine, in relazione a quanto stanno scrivendo i giornali da qualche settimana, un sorta di smentita sulla sua volontà di dividere il campo dei possibili interlocutori e possibili alleati: "Non ho mai voluto spaccare il Pd e nemmeno il centrodestra. Col Pd - ha detto - intendo interloquire nella sua interezza, mai mi sognerei di interferire nelle vicende interne di quel partito". Quanto al centrodestra e al suo veto su Berlusconi, ha aggiunto: "Non voglio dividere il centrodestra per il semplice fatto che non riconosco la coalizione: si sono presentati alle elezioni con tre candidati premier, sono venuti divisi al Quirinale e la pensano diversamente - li avete sentiti stamattina - pure sul Movimento che io rappresento". 

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