Mattarella lontano da re Giorgio, niente "terzo nome", vuole essere solo "interlocutore dinamico" come arbitro delle istituzioni

. Politica

Comincia giovedì il secondo giro di valzer al Quirinale per le consultazioni con la scelta di lasciare ultimi i cinquestelle, come partito più votato, anziché il centrodestra come coalizione più votata. Più che altro un modo per rimarcare il suo giudizio sulla legge elettorale, che non gli e' mai piaciuta. Sergio Mattarella sta mostrando il suo volto politico in questa sua prima impegnativa prova. Di sicuro non vuole nemmeno lontanamente apparire come re Giorgio. I segnali  in questo senso sono  stati molteplici, anche se mai ad una verifica di operatività politica. Il Presidente vuole essere il presidente degli italiani e di ciò che hanno liberalmente deciso. Lui si riserva un ruolo di "interlocutore dinamico" come arbitro costituzionale per aiutare se richiesto i partiti in caso d'impasse. Non penserebbe proprio, e lo ha anche fatto sapere, di essere lui ad indicare un"terzo nome". Si era parlato di Giovanni Maria Flick, ex presidente della Corte Costituzionale, nonché  ministro del governo Prodi, con lui che dice "Sarei un buon premier", ma eventualmente, cosa per altro   assai improbabile, il nome gli dovrebbe essere indicato. Il professore viene considerato vicino ai cinquestelle e la sua candidatura potrebbe essere indicata solo per un ipotetico asse M5S-Pd. Mattarella comunque non vuole andare alle calende greche, e' disposto a concedere ancora tempo, ma solo se vedrà maturare qualcosa di positivo. Forse al Quirinale  pensano che una possibile soluzione, anche se difficile, per uscire dall'impasse, sia quella di un accordo M5S-Lega, con passo indietro volontario di Berlusconi. Che potrebbe appoggiare dall'esterno un nuovo governo. Ma queste restano solo speranze, perché Berlusconi non si auto castigherà mai dopo avere comunque vinto le elezioni insieme a Salvini e alla Meloni (che non va trascurata nelle dinamiche in corso). Forse l'unica via d'uscita potrebbe essere un "governo di tutti" , anche con il Pd, per una fase di decantazione, che porti all'approvazione della nuova manovra economica ed al rispetto degli impegni europei, per poi tornare a votare tra un anno in questo periodo. Che poi e' l'arco di tempo minimo per non complicare le cose da un punto di vista europeo. Fare una nuova legge elettorale e' molto difficile. perché su una cosa sono tutti d'accordo, premio di maggioranza per garantire governabilità. Ma su un'altra da cosa nessuno e' d'accordo, a chi? Al partito o alla coalizione?

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