L'asse Di Maio-Salvini, al di là delle battute, fa passi avanti: un leghista a capo della Commissione speciale

. Politica

Si consolida l'asse Di Maio-Salvini al di là delle frecciate che i due continuano a scambiarsi sui social o in tv. Oggi, alla vigilia del secondo round di consultazioni al Quirinale si sono messi d'accordo con un comunicato congiunto sulla nmina di un leghista, Molteni, a capo della Commissione speciale di Montecitorio per il Def. Al Senato per l'analogo incarico l'intesa tra Lega e M5s aveva premiato il pentastellato Crimi. Il tutto con grande rabbia del Pd - cui pure Di maio continua a rivolgersi come auspicabile partner di governo al pari della Lega - che accusa i due di pensare solo a spartirsi le poltrone non lasciando nulla al secondo partito dl paese. Se poi questi accordi Lega-M5s su alcune cariche siano propedeutici ad un accordo politico più ampio e definitivo per il nuovo governo è ancora presto per dirlo. Se ne saprà di più al termine delle consultazioni di domani e dopodomani anche se in questa vigilia non si esclude un terzo giro, a meno che Mattarella non si stanchi di concedere altro tempo a vuoto agli eterni indecisi e non pensi piuttosto ad un pre-incarico, a uno dei due duellanti, per rendere più stringenti e impegnativi i contatti diretti tra le forze politiche ancora restie ad impegnarsi - coi fatti e non con le parole - per una coalizione di governo, l'unica soluzione in tempi di proporzionale e con i numeri usciti dalle urne. E anche un pò per lasciarli, a chiunque tocchi, senza paracadute a confrontarsi direttamente con i possibili interlocutori. Intanto i due 'vincitori' del 4 marzo si sono parlati al telefono ed hanno concordato, oltre alla nomina di Molteni, di "rendere operativo il Parlamento al più presto". L'asse Di Maio-Salvini sembra quindi fare un passo avanti sia pure in una giornata caratterizzata da tante punzecchiature reciproche con il candidato premier del centrodestra a sottolineare di non voler farsi mettere i piedi in testa da nessuno e a paragonare Di Maio, accusato di dire sempre e soltanto "io,io,io" al marchese del Grillo, citando la celebre battuta di Alberto Sordi ("Io sò io e voi nun sete un c****"). Tra una dichiarazione e l'altra emerge però che il vero nodo politico, l'ostacolo più consistente ad un'intesa di governo tra Lega e M5s resta Berlusconi. Oggi il nuovo affondo di Di Maio: "Io non chiedo un parricidio o un tradimento, ma dico, e lo dico a Berlusconi, dopo 24 anni è momento di far partire un governo delle nuove generazioni, un governo del cambiamento". Affondo lanciato a Porta a Porta preceduto da un violento attacco di Alessandro Di Battista sempre al Cavaliere, definito "il male assoluto" cui hanno risposto con altrettanta durezza le due capogruppo Fi, Gelmini e Bernini, che hanno parlato di "indegni schizzi di fango" invitando i vertici M5s a prendere le distanze da quelle "deliranti affermazioni". 

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