Ore decisive, "O Savona o morte….". Mattarella in trincea. Se salta tutto da crisi politica a crisi istituzionale

. Politica

Sono ore decisive ad altissima tensione per un finale thriller di quella che e' diventata la più lunga crisi della storia repubblicana. Tutto ruota intorno al nome di Paolo Savona, che il Quirinale non vuole al Tesoro, perché dichiaratamente euroscettico. Salvini e' pronto a fare saltare il banco e dopo le poche parole lanciate come una bomba sul suo profilo Facebook "Sono davvero arrabbiato", seguito dal "Mi piace" di Di Maio, se ne e' andato da Roma per impegni famigliari  e tornerà solo se ci saranno sviluppi concreti. Il fatto che ad essere "arrabbiato", e pure molto, e'anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, che rivendica il ruolo attribuitogli dalla Costituzione, sulla scelta dei ministri. Mai si era arrivati ad un simile braccio di ferro. In passato quando il Presidente non era d'accordo su un nome la soluzione alla fine arrivava con qualche aggiustamento dell'ultima ora. Dopo il colloquio informale di ieri al Quirinale tra il premier incaricato Giuseppe Conte e Sergio Mattarella, la situazione rimane bloccata. "Qui salta tutto", e' il timore di alcuni e l'auspico di altri. In caso di fallimento del "governo di contratto" la crisi da politica si trasformerebbe in istituzionale. Con tanto materiale da discutere per i costituzionalisti ma sopratutto con elezioni anticipate alle porte in un quadro fortemente destabilizzato e con conseguenze finali difficilmente prevedibili. Sicuramente anche lo scontro tra il Quirinale e la Lega sarebbe al centro della campagna elettorale. Mattarella rimane in trincea, l'ultima parola spetta a lui. Anche se Savona in una dichiarazione al Corriere ha detto "Sono pronto a fare un passo indietro". 

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