Conte rinuncia per il veto di Mattarella su Savona. Ora voto più vicino

. Politica

Conte ha rinunciato a formare un governo, il governo giallo-verde. Il colpo di scena a 83 giorni dal voto del 4 marzo al termine di una giornata ad altissima tensione per lo scontro istituzionale in atto tra Lega e M5s da una parte e il Quirinale dall'altra sul caso Savona. Il presidente del Consiglio incaricato è stato a colloquio con Mattarella al Quirinale per un'ora, ha incassato il 'no' del capo dello stato sul nome di Savona all'Economia (che gli è stato riproposto in modo formale) ed ha gettato la spugna, in base evidentemente agli accordi con i leader dei due partiti che lo hanno sostenuto. Quindi la comunicazione: la remissione del mandato conferitogli il 23 scorso tra le forti speranze di Salvini e Di Maio. "Ci ho provato - ha detto Conte ai giornalisti lasciando lo studio alla Vetrata - ma non ci sono riuscito pur avendo profuso il massimo dell'impegno e nella più completa collaborazione con le forze politiche, Cinquestelle e Lega, che hanno fatto il mio nome". Ma che l'aria volgesse al peggio lo si era capito già nel primo pomeriggio quando Di Maio e Salvini, separatamente e in gran segreto - cosa mai avvenuta in precedenza - si erano recati a colloquio con Mattarella al Quirinale per l'ultimo tentativo di appianare i contrasti su Savona e sull'interpretazione dell'art. 92 della Costituzione. Niente da fare. E' rimasto il muro contro muro e Conte ha dovuto abbandonare. Ora, forse, si avvicinano nuove elezioni gestite da un 'governo del presidente' che Mattarella dovrà varare per approvare la legge di bilancio. 

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