Di Maio, Mimmo l'anti-Marchionne e la Cassazione matrigna

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"Oggi - scrive su Facebook a tarda sera il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio - mi sono catapultato a Nola dopo aver votato la fiducia alla Camera, quando ho saputo che Mimmo, un ex operaio della Fiat, aveva fatto un gesto disperato e si era cosparso di benzina proprio davanti a casa mia a Pomigliano". Quello di Mimmo, dice il leader 5Stelle, "era un grido d'aiuto rivolto a me e all'istituzione che ora rappresento. Sono andato a trovarlo in ospedale e gli ho parlato, gli ho detto che gli sono vicino, che lo Stato gli è vicino e che le politiche che intraprenderà il Governo del Cambiamento serviranno a creare lavoro e a dare una mano alle persone che come lui lo hanno perso. Un gesto estremo, per farsi sentire da istituzioni che sono sempre state sorde alle esigenze dei cittadini". “Mimmo” è Mimmo Mignano, uno degli operai della Fiat che nel 2014 furono licenziati per aver inscenato davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano il funerale dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. Mimmo ha deciso di incatenarsi davanti alla abitazione di Di Maio e si è versato del liquido infiammabile sul capo. Una protesta fortunatamente lontanissima nei suoi esiti da quella di Jan Palach, ma tale da consentire al vicepremier di poter assicurare: "Da oggi le istituzioni non saranno più sorde, non ci sarà più bisogno di gesti come questi perché l'ascolto dei cittadini e dei loro problemi è uno dei pilastri su cui si fonda il governo del cambiamento. Questo Paese vogliamo cambiarlo davvero e iniziamo da Mimmo, dai riders, da quelli che sono stati lasciati ai margini. Non è una promessa. Lo stiamo già facendo. Domattina andrò a visitare la Leonardo a Pomigliano, poi a Roma incontrerò 1.500 imprenditori di Confcommercio e infine riceverò al Mise una delegazione di lavoratori di FedEx per analizzare la crisi della loro azienda". Agenda pienissima per il leader grillino e con al centro anche il caso di Mignano e degli altri quattro ex dipendenti Fca, ma la Cassazione, che è parte forse matrigna dello Stato, ha alla fine accolto il ricorso dell'azienda e cancellato "la decisione della Corte d'appello di Napoli che aveva disposto il reintegro, stabilendo che il licenziamento per giusta causa è legittimo, perché ‘la macabra rappresentazione scenica ha travalicato i limiti della dialettica sindacale’".

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