Ponte ed economia, tensioni nel governo. Tria, Conte e i vicepremier "Simul stabunt vel simul cadent"

. Politica

Maggioranza divisa sul decreto per Genova, anche perché tutti hanno capito, nei rapporti tra i tecnici, Conte e Tria e i politici Di Maio e Salvini, che "simul stabunt vel simun cadent". Se è vero che Lega e M5S hanno idee in parte diverse sulla ricostruzione del ponte Morandi, quello che al momento allarma di più i due vicepremer è il troppo attivismo, fuori dal loro controllo, del premier Conte. Stesso discorso vale per il ministro dell'Economia Tria, che sembra avere saldato un asse con Mattarella, che a sua volta sta cercando di pilotare le scelte economiche. In più Tria sembra agire di testa sua su diversi fronti. Ultimo caso, ha indicato Domenico Fanizza per l'Executive Board del Fmi in piena autonomia, senza consultarsi con i partiti di maggioranza, che lo hanno scoperto per caso. Rabbia del M5S. Non è in discussione tanto il nome di Fanizza, quanto il metodo. Stesso discorso per il Ponte. Raccontano che la sera prima che si votasse il decreto "fantasma" su Genova, Matteo Salvini, un una cena a casa sua, abbia commentato: "Ma io perché domani devo andare a votare un decreto di cui non so nulla?". Conte è così finito sotto accusa da parte dei leghisti, ma anche dei cinquestelle per avere voluto accelerare il decreto in modo da presentarsi a Genova, a un mese dalla tragedia, con qualcosa da esibire. Il punto centrale è che sia Tria che che Conte hanno capito che senza di loro il governo non reggerebbe più. In qualche modo ne sono diventati parte essenziale e quindi si prendono maggior autonomia. Appunto vale la massima latina: "Simul stabunt vel simul cadent".

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