I "cafoni" agli altri, sì a élite e finanza. Gli "sbagli" Pd visti da destra e da sinistra

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"Chi teme il popolo" e "La sinistra che ignora i deboli". Sono i titoli di due fondi apparsi, il primo sul Giornale (a firma Alessandro Gnocchi), il secondo il giorno dopo sul Corriere (a firma Antonio Polito). Due analisi una da destra e l'altra da sinistra, che però hanno qualcosa in comune su quella che ritengono la strada "sbagliata" del Pd. In sostanza, nonostante le sue origini di partito di massa, il Pd avrebbe privilegiato le élite e l'alta finanza rispetto ai "cafoni", cioè al popolo o "popolino", come detto da alcuni, lasciato nelle mani dei populisti della Lega e dei cinquestelle. "C'è forse un nesso tra il crac della Lehman Brothers, la banca d'affari che diede il via alla grande recessione, e il fallimento elettorale del Pd?" scrive Polito.  "Nel 2008, quattro mesi prima che a New York iniziasse la fine del turbo capitalismo finanziario, il Pd fondato da Veltroni al Lingotto di Torino, otteneva alle politiche 12 milioni di voti. Cinque anni dopo con Bersani otto milioni e mezzo. Dopo altri cinque anni con Renzi i voti sono scesi a sei milioni e rotti. Un elettorato dimezzato in una decade. Secondo Polito la sinistra italiana di origine marxista "approdò troppo tardi al tentativo di trasformarsi in una sinistra liberale, più protesa alla creazione di ricchezza che alla sua distribuzione", sulla scia del successo in America di Clinton e di Blair in Europa. "Costruì così un telaio il Pd, che era fatto per la Formula uno, per fare correre l'economia il più velocemente possibile, senza fermarsi ad aspettare i perdenti, nella convinzione che sarebbero stati prima poi recuperati, da una crescita ormai senza più cicli o limiti". Ma la storia e' andata diversamente. Vista da destra la crisi del Pd è segnata dalla "demofobia". Parola che indica l'atteggiamento di chi giudica il popolo privo di virtù e indegno di governare. "Il filosofo gramsciano Diego Fusaro - spiega Gnocchi - utilizza la parola per mettere in luce come la sinistra, ormai asservita alla finanza, si dimentichi del popolo in favore di battaglie sui diritti civili, che interessano solo alcune minoranze". "La demofobia e' dunque di sinistra?  Nella visione del demofobo,  il governo e' riservato alle  élite, che emergono dagli ambienti più disparati, dall'economia agli ambienti universitari. Il popolo invece è un mostro irrazionale in balia del demagogo di turno". Il demofobo perfetto, sempre secondo Gnocchi, in campo culturale è Roberto Saviano. Ecco che cosa scrisse sulla Brexit: "Ha vinto il popolo. Me lo ricordo il popolo, quando nel 1938 acclamava Hitler e Mussolini a Roma. Me lo ricordo il popolo asservito, quasi isterico, al cospetto di ogni malfattore abbia condotto l'Europa sull'orlo del baratro". Ancora: "La grande stampa descrive gli elettori della Lega e dei 5 Stelle come cafoni, tracotanti, ignoranti e razzisti. Al contrario, la 'parte migliore' del paese legge Proust in francese, degusta prodotti a chilometro zero, vuole cancellare i confini e non voterebbe mai a destra".  

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