Pd, la "manovra del popolo" punta dritto al Venezuela

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#Fiancoafianco vs #ManovraDelPopolo. Il Pd boccia la manovra grilloleghista e scenderà in piazza domenica, nella manifestazione nazionale contro il governo, con un programma economico alternativo, denunciando il rischio Venezuela per l'Italia. Altro che "abolire la povertà" come vagheggia il vicepremier, Luigi Di Maio, in realtà - spiega l'economista e capogruppo Pd in Commissione Bilancio della Camera, Luigi Marattin, "portare il deficit al 2,4% del Pil non è la rivoluzione del popolo contro i mercati, ma è una manovra irresponsabile che va contro gli interessi di questo Paese". Sulla stessa lunghezza d'onda l'ex ministro dello Sviluppo economico, "il primo dovere di un governo è tenere in sicurezza il proprio paese. Con questa manovra Salvini/Di Maio hanno fatto l'opposto. Il problema non è l'Europa. Il problema quando sei indebitato è chi ti dà i soldi per finanziare il debito: vale per famiglie, imprese e Stati". La contromanovra del Pd è sintetizzabile in cinque punti: Investimenti: al 3% del Pil con priorità per ambiente, manutenzione territorio e Sud; Giovami: taglio costo del lavoro di un punto all'anno per quattro anni per i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti. Avvio pensioni minime a 750 euro/mese per i giovani interamente col contributivo; Famiglie: 240 euro/mese per ogni figlio minore a carico; Casa: detrazioni sugli affitti come per i mutui casa al 19%. Per gli under 30 lo sgravio arriva a 1.800; Povertà. raddoppio del Reddito di Inclusione per portare fuori dalla povertà 1,5 milioni di famiglie. Commentando le scene di giubilo per l'aumento del debito da parte dell'establishment 5Stelle davanti a Palazzo Chigi, con Di Maio e sodali al balcone tra pugni chiusi e dita delle mani a 'v', Marattin osserva: "C'è un branco di irresponsabili che - con scene da Venezuela - vuol farvi credere che il 'popolo' ha sconfitto i 'mercati. Ma il Def approvato non è la rivincita del popolo contro le élite, non è la vittoria dei deboli contro i mercati. Aumentare il deficit del 20% rispetto al 2017 (e quasi triplicarlo rispetto alle previsioni) - dopo 10 anni di stabilizzazione dei conti - è un gesto da irresponsabili. Perché mette a rischio il risparmio degli italiani e la stabilità della nostra economia".

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