Asse Matteo-Gigino per arrivare alle europee, mission non impossible

. Politica

Insieme tirano diritto, insieme si stanno beccando i ceffoni da Europa, Draghi e Mattarella. Più cresce la tensione intorno alla manovra, più loro stanno stringendo i ranghi delle loro truppe. Non tanto per amore, anche se c'è simpatia eduna trovata amicizia, quanto per convenienza. I due vogliano piantare i loro paletti, le loro bandierine per fare vedere che non hanno bluffato nelle loro promesse. Sono incalzati da mille problemi, hanno praticamente contro tutti i poteri dello Stato ad eccezione del governo, organi indipendenti (chissà perché poi si definiscono così, visto che non nascono certamente come i funghi…), ma non arretrano, perché sanno che sarebbe la loro sconfitta. "Sulla manovra tiriamo diritti tranquillamente ed orgogliosamente diritti, senza curarci di qualche speculatore", il loro leitmotiv. Anche se si cautelano per dare qualche segnale dialogo. Non si può combattere sempre contro tutti, in politica serve anche qualche apertura al confronto. Hanno presentato una mozione che fa slittare le misure cardine della loro agenda politica non più a gennaio, ma ad aprile. Per Di Maio si tratta di una scelta obbligata. Il vicepremier grillino sa bene che questo di tipo di maggioranza, cioè  con la Lega, è la sua sola e ultima chance. O funziona e va avanti, oppure Casaleggio, che tutto controlla in casa cinquestelle, ci mette cinque minuniti ad archiviare Luigi e a sostituirlo con un altro. E ce ne sono più di uno che scalpitano per fare magari un governo con i resti del Pd. Certamente viste le condizioni, più malleabile e più rassicurante per questa Europa e naturalmente per il Colle. Tanto che un primo avvertimento è pure arrivato attraverso il Fatto quotidiano, che di grillismo se ne intende, con la notizia di un possibile rimpasto di governo con l'entrata del rumoroso Alessandro Di Battista alla Farnesina (forse per questo quel lungo tour all'estero?…), con l'incarico di fare ciò che Di Maio non fa: la concorrenza a Salvini. Quanto al leader leghista la situazione è assai diversa. Lui è il capo effettivo del suo partito, non una sorta di delegato. Non ha paura di elezioni, però vuole andare avanti, sperando di raccogliere più di un successo. Il suo vero timore, quasi un incubo, è uno solo ovveso che se dovesse saltare questo governo - così come appare chiaro in molti vorrebbero - non si vada diritti alle urne. Mattarella, è il pensiero di Salvini, farebbe della fede (per il Pd) una missione istituzionale per tutelare il paese e cercherebbe di dare vita a un governo Pd-M5S. Tutto quindi spinge il duo Salvini- D Maio a resistere, resistere fino alle elezioni europee. Nella speranza di fare il pieno nelle urne, per rinforzarsi internamente e magari cambiare il corso dell'Europa. Mission non impossible...

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

Aggiungi commento

Tutti i lettori possono manifestare il proprio pensiero nelle varie sezioni del sito. Ferma restando la piena libertà di ognuno di esprimere il proprio parere su fatti che possano interessare la collettività o sugli argomenti specifici da noi proposti, i commenti che risulteranno essere in contrasto con i principi esposti nel Disclaimer non verranno pubblicati.



Aggiorna