Arriva la tosatura per i pensionati, "Repubblica" dice dai 3500 euro ma il governo smentisce

. Politica

Giulio Andreotti, buonanima, uno che la sapeva lunga, soleva dire: "Una smentita è una notizia data due volte". Sembra essere il caso delle cosiddette "pensioni d'oro" messe nel mirino dal vicepremier pentasellato, Luigi Di Maio. Secondo il quotidiano la Repubblica la sforbiciata a carico degli ex lavoratori colpirà tutte le pensioni da 3.500 euro mensili netti in avanti e arriverà per decreto, il che renderà operativo il taglio in modo immediato alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Della tosatura dei pensionati il governo gialloverde dovrebbe parlare già nel Consiglio dei ministri convocato per lunedì e inserirla nel decreto fiscale all'esame dell'esecutivo nel quadro della manovra. Fatta la frittata, fonti governative del Movimento 5 stelle, sono corse ai ripari con la smentita di rito: "Il taglio delle pensioni d'oro partirà dalle pensioni di importo pari a 4.500 euro netti al mese in su e non esiste alcuna ipotesi di abbassare la soglia a 3.500 euro". Ma nei giorni scorsi Di Maio aveva affermato con decisione: "Abbiamo chiuso il lavoro sulle pensioni d'oro e ci andiamo a prendere oltre 1 miliardo di euro da pensionati che in questi anni non hanno versato neanche un decimo di quello che stanno prendendo". Il leader grillino è alla ricerca dei fondi per il reddito e la pensione di cittadinanza e così, repentinamente, si sarebbe passati dal contributo sui trattamenti di vero privilegio e sui vitalizi all'ipotesi di colpire nel mucchio. Proprio nelle pensioni di quanti hanno lavorato onestamente e pagato regolarmente i contributi, dovendo spesso lasciare il posto di lavoro in seguito a crisi aziendali, Di Maio pensa di aver finalmente trovato il "tesoretto" che gli serve per tenere fede alle promesse elettorali. L'idea, in soldoni, è di far pagare quanti, volenti o nolenti, sono stati pensionati in base ai requisiti vigenti per legge al momento della quiescenza. Paradossalmente costoro verrebbero colpiti sulla base dei principi cardine fissati dalla riforma Fornero - età e regime contributivo - ufficialmente additata all'odio popolare dalla stesso Di Maio e dall'altro vicepremier Salvini. Una tragica beffa per chi si vedrà mettere le mani in tasca dal governo, dopo essere già stato colpito come risparmiatore dalla cavalcata dello spread innescata soprattutto dalle bordate alzo zero dei vicepremier 'gemelli' contro la legge Fornero.

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