"Non ci sto a passare per scemo", dice Salvini. Ma avanti, fuori noi dentro altri….

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Matteo Salvini non vuol fare saltare il governo, anche se ne avrebbe davvero voglia. Così come ha più voglia di vedere il derby Milan-Inter, che di andare a discutere con Di Maio e compagni, in vista del Consiglio dei ministri "riparatore" del pasticcio sul condono. Il faccia a faccia chiarificatore è in programma sabato mattina, prima della riunione del governo convocata per le 13, con l'obiettivo di sgomberare ogni dubbio sul testo del decreto fiscale, che tanta tensione sta creando tra i due vicepremier. Dal Trentino, dove si trova per la chiusura della campagna elettorale, Salvini usa il classico bastone con la carota. Spiega che il governo non salterà, almeno per quanto riguarda lui ("non ho intenzione di fare questo regalo al Pd e agli speculatori)", ma  dice un po' arrabbiato "per scemo non ci passo". Salvini ha anche ricordato che i suoi alleati hanno presentato ben 81 emendamenti al decreto sicurezza, come se fossero all'opposizione. Un atteggiamento 'di lotta e di governo' che non convince il leader della Lega. "Ragazzi non è così che si lavora, non è così che si fa tra alleati. Io poi sono ben contento se c'è qualcosa da migliorare". Salvini non ci sta a passare per amico degli evasori e ricorda che in Consiglio "uno leggeva il testo e l'altro verbalizzava". Chi scriveva era il premier Conte, chi verbalizzava era Di Maio. Tra le ipotesi che i mediatori di Lega e M5s studiano in queste ore potrebbe esserci quella di lasciare intatta la soglia della sanatoria a 100mila euro, eliminando  la depenalizzazione per il reato di riciclaggio che ha fatto infuriare i pentastellati.

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