Quando l'emotività sopraffà il politico, Di Maio come Fanfani,Berlusconi e Renzi...

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"E poi c'è il fattore umano, le scosse impreviste dell'animo che smentiscono e mettono in crisi il cieco procedere di una macchina", quella politica che dovrebbe essere pilotata con il giusto cinismo o almeno con il pragmatismo necessario, anche senza arrivare a Machiavelli.  A tirare fuori l'emotività del politico è Pierluigi Battista sul Corriere della sera. "Il governo sembrava - spiega - destinato a fasti infiniti, poi un trasalimento emotivo di Luigi Di Maio (quando ha denunciato la manina, che aveva introdotto una norma salva evasori; ndr) lo ha reso vulnerabile e debole". In Italia molti protagonisti della politica sono stati indeboliti o azzoppati dallo stesso demone autodistruttivo. E qui il giornalista cita alcuni casi: Fanfani, che voleva fare a tutti i costi il Presidente della Repubblica. Al Quirinale non ci andò mai, anche se probabilmente lo avrebbe meritato, per la troppa impulsività nell'agire. Così come Berlusconi, pur abile e attento, sempre corroso dalla gelosia per i suoi possibili rivali e delfini. Che invero gliene hanno combinate di tutti i colori, presi loro stessi dalla impulsività di volerne prenderne il posto. Avrebbero potuto pazientare e invece tutti spazzati via e in malo modo, da Fini a Casini, per finire con Tremonti e Alfano, quest'ultimo rimasto prigioniero delle tonnare siciliane. C'è anche Renzi che dell'emotività orgogliosa ha fatto un po' il simbolo delle sue battaglie, fino alle sconfitte gravi del referendum e del 4 marzo. Ora però sta provando a rialzarsi ed è pronto per nuove sfide e magari a giocarsi la battaglia decisiva. Questa volta però più freddamente, senza volere asfaltare subito tutti e senza l'evocazione dei gufi, che tanto ci sono e ci saranno sempre. L'importante è isolarli, senza neanche menzionarli. Altrimenti magari se ne fanno pure un vanto. Di più non possono, molti per infinita pochezza...

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