Duello continuo tra Salvini e Di Maio, sottovalutano il pericolo "valanga"?

. Politica

Tra Salvini e Di Maio e' duello continuo. Si alza lo scontro ed anche i toni dello scontro. L'ultima patata bollente sono gli inceneritori, con il vicepremier 5s che che ci torna su dopo il botta e risposta di ieri: "La polemica di Salvini crea tensioni nel governo". Toni sempre più alti, forse anche per mascherare l'affanno sui conti. E' bagarre dalla giustizia al fisco, alle grandi opere. Il prossimo importante test sarà la legittima difesa. Perché' su ogni tema voluto da uno dei due contraenti il contratto di governo e' l'altro a cercare di modificarlo, ritoccarlo per mitigarne gli effetti e renderlo più digeribile alla propria base sia parlamentare che elettorale. Ora se e' vero che le crisi politiche nascono a volte guidate o quantomeno previste non altrettanto può dirsi per le crisi più gravi quelle che accadono quando non ci sono sbocchi e strade percorribili e che possono diventare crisi che investono in maniera drammatica l'economia e le istituzioni. Quando succedono succedono e basta ed in un attimo. Come una valanga, che sempre pero' viene provocata da smottamenti di varia intensità', e quando viene giù e' ben difficile calcolare in che direzione andrà e che quantità di danni provocherà. I due leader non vorrebbero ora una crisi, per motivi diversi. Di Maio ha grossi problemi interni, con Di Battista che scalpita per prenderne il posto a capo dell'ala movimentista del M5s, ora in affanno per l'alleanza con la Lega. Invece Di Maio vorrebbe consolidarsi in modo da potere controllare meglio i suoi. Tra l'altro non pensa affatto a non ricandidarsi per via della regola interna che impedisce il doppio mandato. Vuole fare modificare almeno per se', in quanto capo della delegazione al governo, la norma, tanto che ha voluto il condono proprio a Ischia, suo collegio elettorale. altrimenti perché l'avrebbe fatto sfidando l'ira di alcuni suoi compagni?. Salvini pure vorrebbe consolidarsi perché pur sempre attento alla politica due forni (ieri prima del vertice a palazzo Chigi e' andato da Berlusconi a palazzo Grazioli per parlare di politica ma anche di Mediaset e Tim…) non vorrebbe riproporre il classico centrodestra alle prossime elezioni. Ma un qualcosa di differente, magari con la Meloni in coalizione, ed una Fi più remissiva alla Toti, e quindi senza Berlusconi o con un Berlusconi molto defilato. Poi Salvini guarda anche a quello che accade nel M5s, perché a lui l'ala istituzionale non dispiace. Tutti hanno insomma bisogno di tempo ed anche la politica dei "piccoli passi" del ministro Tria e l'opera di continua mediazione del premier Conte, al di la' delle dichiarazioni di facciata, non dispiacciono. Ammorbidire i toni con l'Europa non può che portare giovamento. Dai e dai pero' c'e' il rischio che frani tutto senza che nessuno quasi se ne accorga. Basti pensare all'ultima fakenews che ha fatto traballare i mercati. L'altra notte si era sparsa la voce, dopo il tweet in inglese di un anonimo, che secondo Claudio Borghi consigliere economico del leader del Carroccio "Se nelle prossime elezioni la Lega avra' la maggioranza, porterà l'Italia fuori dall'euro". Sono bastate queste poche parole a fare bruciare milioni. Il che dimostra quanto poco credibile sia il quadro politico italiano per gli osservatori esteri. Il pericolo ora sono sempre più i mercati, che se si scaldano per una fakenews e' immaginabile che cosa succederà se davvero l'Europa boccerà a breve i conti italiani.  Ed i mercati possono punire istantaneamente. 

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