Strasburgo archivia il caso Berlusconi, cinque anni per non decidere

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Strasburgo ha archiviato il caso Berlusconi: cinque anni per non decidere. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha chiuso con una non-sentenza il caso innescato dal ricorso di Silvio Berlusconi che nel 2013 fu obbligato a lasciare il suo seggio in Senato per l'applicazione (retroattiva) della legge Severino dopo una condanna nel processo Mediaset. Nell'applicazione della Severino e nella sua incandidabilità l'ex-premier sosteneva che ci fosse stata una violazione dei suoi diritti. Sono passati anni, in Italia era intervenuta la riabilitazione e così era stato lo stesso Cavaliere, lo scorso 27 luglio, a dichiarare alla Corte di non avere più alcun interesse ad un pronunciamento dal momento che era stato riabilitato dal tribunale di sorveglianza di Milano e quindi era tornato ad essere ricandidabile (una condanna per l'Italia poi, secondo Berlusconi, avrebbe aggiunto nuove tensioni politiche interne in una situazione già di per se complessa, e questo lui voleva assolutamente evitarlo). Con l'archiviazione del caso non si saprà mai se i diritti dell'ex-premier in questa vicenda - che ha impedito a Berlusconi di candidarsi alle politiche del 4 marzo - siano stati violati o meno. Nella lettera alla Corte del 27 luglio Berlusconi sosteneva che una sentenza della Corte non era più necessaria vista la sua avvenuta riabilitazione per via giudiziaria e che quindi tale sentenza non avrebbe potuto produrre per lui "alcun effetto positivo". La reazione dei legali di Berlusconi alla non-sentenza di Strasburgo: "Ovviamente, così come riconosciuto quest'oggi dalla stessa Corte, non vi era più necessità di proseguire nel ricorso essendo ritornato il Presidente Berlusconi nella pienezza dei propri diritti politici. Una condanna dell'Italia avrebbe altresì comportato ulteriori tensioni nella già più che complessa vita del paese, circostanza che il Presidente Berlusconi ha inteso assolutamente evitare".

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