Tria non se ne va. Un grillino sì. E il Cav dipinge scenari...

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La Camera ha concesso la fiducia al governo sulla manovra 2019 con 330 sì, 219 no e un astenuto. Nessuna suspense, la maggioranza Lega-M5s ha retto in scioltezza visti i numeri. Domani il sì definitivo al provvedimento ("Una scatola vuota" ha detto l'opposizione in coro) che passa al Senato dove però sarè riscritto quasi completamente: nel testo che ha incassato la fiducia di Montecitorio mancano infatti i pezzi forti, quota 100 e reddito di cittadinanza. Ma soprattutto mancano i saldi per queste due misure così care a Salvini e Di Maio. E sono determinanti perchè l'eventuale intesa con Bruxelles per evitare la procedura d'infrazione dipende dal 'numerino' definitivo sul deficit, da indicare nel maxi-emendamento al Senato, e quindi da quanto verranno sforbiciate le risorse destinate a queste due riforme (per l'Ue 7 miliardi, per Roma al massimo 4). A proposito di 'numerini' in giornata si è sgonfiata l'ipotesi di dimissioni del ministro dell'Economia Giovanni Tria di cui si era vociferato nelle ultime ore. Molti parlavano di un Tria stufo di essere sballottato da Salvini e Di Maio nella sua trattativa con Bruxelles ma prima lo stesso Tria ("Un'ipotesi che non esiste") e poi Di Maio (Non esiste un caso Tria, lui e Conte stanno lavorando benissimo con la Ue e squadra che vince non si cambia") hanno smontato i retroscena. Sempre oggi ha confermato la decisione di abbandonare il suo gruppo, e lo ha fatto sbattendo la porta, un deputato grillino, Matteo Dall'Osso, affetto da sclerosi multipla, che ha scelto di aderire al gruppo degli azzurri berlusconiani, accolto calorosamente. Dall'Osso ha mollato il gruppo dei Cinquestelle arrabbiato e in polemica con i suoi per un suo emendamento a favore dei disabili che non ha visto la luce perchè bocciato dal governo e dagli stessi colleghi di gruppo. In base allo statuto grillino sui cambi di casacca dovrebbe pagare al Movimento una penale da 100.000 euro e molti tra i suoi ex-colleghi caldeggiano l'applicazione di questa norma ma Di Maio ha frenato il caso è delicato, ha risvolti umani e l'applicazione secca potrebbe rivelarsi un boomerang  "Conosco Matteo,voglio parlarci e capire cosa è successo" ha detto il capo politico dei Cinquestelle mentre sui social diversi attivisti grillini attaccavano anche in modo disgustoso Dall'Osso, il primo deputato M5s in questa legislatura ad abbandonare il gruppo. In questa fase una nuova uscita di Silvio Berlusconi (sempre più convinto che "questo governo di incompetenti deve andare a casa"), che ha movimentato la giornata politica prima della smentita del Quirinale. L'ex-Cav continua a confidare in un Salvini figliol prodigo capace di staccare la spina all'esecutivo gialloverde per tornare "a casa sua" ma capisce che una cosa del genere, se dovesse avvenire aprendo la strada ad un governo di centrodestra (Lega, Fi e FdI)  non sarebbe a breve, "non ad appena un anno dalle ultime elezioni". Comunque nell'attesa l'ex-premier prova a dipingere qualche scenario, per la verità non nuovo, rivelando anche di averne parlato con Mattarella e riferendo come la penserebbe in proposito il Colle. "Sono stato qualche giorno fa dal capo dello Stato, al quale ho chiesto quale fosse la sua visione e mi ha detto che in caso di caduta del governo gialloverde consentirebbe al centrodestra di trovare una maggioranza in Parlamento" ha detto Berlusconi (forse pensando ad una trasmigrazione in massa di deputati grillini). A stretto giro è arrivata la nota del Quirinale per rimettere a posto le cose: "Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nei suoi colloqui non ha mai espresso la sua opinione su scenari politici eventuali". Ecco, scenari politici eventuali, appunto.

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