Tassa sul diesel come quella sul macinato. Da gilet gialli in discussione anche il potere populista

. Politica

C'è grande confusione sotto il cielo d'Europa. Il Vecchio Continente è scosso dalla violenza dei 'gilet jaune' che vanno a braccetto con i casseur sottoproletari, ma anche con la sinistra antagonista no global e con l'estrema destra aizzata e organizzata da Steve Bannon, si dice su indicazione dello stesso presidente Trump. Il tutto mentre a soffiare sul fuoco, da Parigi a Londra, ci si mette anche il russo Putin. E l'Europa dell'Unione sembra paralizzata, decisa unicamente a conservare. Su Il Manifesto, Marco Bascetta parla di "disarmante radicalità" dei rivoltosi parigini: "Dopo decenni di attacco ai salari, di erosione dei redditi, di miserie precarie, di peggioramento dei servizi sociali e dei livelli di vita, ai più la misura appare colma. E' un movimento di poveri che non ci stanno più a tirare la cinghia. Dai tempi più remoti la forma più odiosa di fiscalità, il prelievo sovrano per eccellenza, è stata la tassazione indiretta, quella alla quale neanche il più povero dei poveri sfugge: tasse sulla farina, sul legno, sul carbone, sul bisogno primario di nutrirsi e riscaldarsi, sono state all'origine di infiniti, violenti moti popolari. Una imposizione che sbarra l'accesso alle risorse essenziali o lo limita a livelli di sussistenza, salvaguardando però i profitti dei grandi proprietari delle fonti energetiche e agroalimentari. E' una tassa 'collettiva', un'esperienza comune dei poveri e degli impoveriti. Un vero e proprio simbolo condiviso di ingiustizia". Una conferma viene dal ricercatore di Harvard, Yascha Mounk intervistato su La Stampa: "Oggi la gente ha l'impressione che i più ricchi non paghino un prezzo al mondo aperto alla globalizzazione, come se giocassero una partita diversa con regole diverse". La parola d'ordine che arriva dalle piazze della Francia: "Più soldi in tasca!" - sostiene ancora Bascetta - "è destinata a far saltare molti equilibri, a mettere alla prova la retorica interclassista dei populismi" e anzi, incalza Mounk, proprio quegli stessi strumenti che hanno portati al potere i populismi, ora "possono aiutare qualcuno più estremo di loro a fargli opposizione". E l'Unione europea come reagisce? Sul Corriere della sera offre una possibile lettura l'editorialista Massimo Franco: teme la deriva del "populismo in salsa mediterranea", emerge così "un'Europa dell'est e del nord iper-nazionalista e iper-rigorista, esigente e severa nei confronti della mancanza di disciplina finanziaria", a cominciare dal gruppo di Visegrad, che unisce le nazioni orientali additate da Salvini come alleati naturali. Un "nucleo duro non solo del fronte del rigore - conclude Franco -, ma della punizione degli Stati spendaccioni. Mai dimenticare che in tedesco 'Schuld' vuole dire debito, ma anche colpa".

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