Aspettando il maxi-emendamento, slitta la fiducia

. Politica

La manovra, questa sconosciuta. Aspettando il maxi-emendamento del governo che dovrebbe recepire i punti dell'accordo raggiunto con la Commissione Ue sulla legge di bilancio 2019, Senato e Camera trasformati in una sala d'attesa, con la maggioranza in imbarazzo per il ritardo e le opposizioni all'attacco contro quella che definiscono un'esautorazione del Parlamento. In questa attesa nervosa si moltiplicano gli scontri verbali nell'aula di palazzo Madama tra i senatori Pd-Leu e anche Fi da una parte e grillini e leghisti dall'altra. La manovra o meglio il maxi-emendamento governativo sul quale ci sarà il voto di fiducia doveva arrivare all'esame dell'aula alle 16 (senza essere passato al vaglio della Commissione Bilancio, un altro inedito del governo gialloverde) ma qualcosa si è inceppato e l'appuntamento è stato rinviato prima alle 20 e poi alle 21, con conseguente voto di fiducia, forse, stanotte se non domani. Le ultime voci parlavano anche della possibilità di un voto domenica. Il tempo stringe, la manovra deve essere approvata da Senato e Camera entro il 31 dicembre per evitare l'esercizio provvisorio e quindi si profila l'eventualità di sedute notturne e ad oltranza anche durante le feste natalizie. Intanto, sempre aspettando la manovra, la piazza ribolle: davanti alla Camera sono stati fatti esplodere petardi durante una manifestazione degli Ncc (noleggio con conducente) contrari ad una norma di riordino contenuta nella manovra che li penalizzerebbe. Hanno continuato a protestare di nuovo i tassisti a favore invece di quella stessa norma. Anche i medici sono infuriati: hanno proclamato uno sciopero nazionale per il 25 gennaio. 

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