La rivolta dei sindaci contro il decreto Salvini, Palermo e Napoli in testa

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Rivolta dei sindaci di importanti città contro il decreto Sicurezza targato Salvini. Ha cominciato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che ha definito la legge "disumana e criminogena" in particolare per quanto riguarda i diritti degli immigrati, seguito a ruota da quello di Napoli Luigi De Magistris ma non è difficile immaginare che ne seguiranno altri e che quindi l fenomeno si espanda. Per ora il vice-premier e ministro dell'Interno, che del decreto sicurezza ha fatto bandiera e vanto, ha reagito con ironia limitandosi a commentare: "Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare 'disobbedienza' sugli immigrati...". La polemica, anzi lo scontro sul decreto sicurezza, è iniziato con lo stop di Leoluca Orlando, cioè la decisione di non applicare a Palermo le misure del dl Salvini per quanto riguarda le norme che negano la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno. L'articolo 13 delle legge 132 stabilisce infatti che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisce sì un documento di riconoscimento, ma non basterà più per iscriversi all'anagrafe e quindi avere la residenza. I comuni non potranno più rilasciare a chi ha un permesso di soggiorno la carta d'identità e i servizi, come l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale (quindi l'Asl) o ai centri per l'impiego, che verranno assicurati solo nel luogo di domicilio, visto che non c'è più la residenza, come un Centro di accoglienza straordinaria o un Centro permanente per il rimpatrio. D'accordo con lo stop il sindaco di Napoli, De Magistris, che ha rivendicato di aver fatto subito questa scelta. Fin dall'approvazione del decreto: "Ho schierato la mia città dalla parte dei diritti - ha detto a Repubblica - noi applichiamo le leggi ordinarie solo se rispettano la Costituzione repubblicana. È obbedienza alla Carta e non disobbedienza civile. L'iscrizione all'anagrafe è fondamentale, consente alle persone di avere diritti. Sono in ballo interessi primari della persona: l'assistenza, l'asilo. Ci muoviamo in questa direzione anche per il sistema Sprar che è un'esperienza da tutelare mentre questo governo punta a riaprire centri affollati, depositi di persone che rischiano di trasformarsi in verie e proprie bombe umane". La replica di Orlando a Salvini è stata che i sindaci non possono farsi "complici di una violazione palese dei diritti umani, previsti dalla Costituzione, nei confronti di persone che sono legalmente presenti sul territorio nazionale".  "E' disumano - ha spiegato Orlando - perché eliminando la protezione umanitaria trasforma il legale in illegale ed è criminogeno perché siamo in presenza di una violazione dei diritti umani e mi riferisco soprattutto ai minori che al compimento del 18/mo anno non potranno stare più sul territorio nazionale". Lo scontro ha avuto subito riflessi politici col Pd a manifestare comprensione per le scelte di Orlando e a prendere le difese dei sindaci 'disobbedienti'. Ora bisognerà vedere la reazione più meditata di Salvini e soprattutto l'atteggiamento dei Cinquestelle che hanno nel Sud il loro bacino elettorale più consistente.

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