Salvini, non si processa la politica. E Conte gli dà una mano

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"Non si giudica la politica e sul caso Diciotti il mio fu un atto politico, mandarmi a processo sarebbe un'invasione di campo". In sintesi è questa la linea difensiva scelta da Matteo Salvini sul caso Diciotti. Ed è anche la tesi che il titolare del Viminale intende sostenere per orientare a suo favore il voto nella Giunta per le immunità del Senato e quindi per 'resistere' alla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata nei suoi confronti (per sequestro di persona) dal tribunale dei ministri di Catania. Un sì della Giunta lo porterebbe a giudizio, un no boccerebbe la richiesta del tribunale dei ministri. La tesi sostenuta da Salvini anticipata con la lettera al Corriere e confermata stasera a Porta a Porta è volta anche (se non soprattutto) a convincere gli alleati Cinquestelle - da sempre contrari all'immunità per la 'casta', - il cui voto è decisivo a far pendere la bilancia pro o contro di lui a palazzo Madama. Salvini, cambiando idea rispetto alle sue prime dichiarazioni, non vuole farsi processare. Il caso rischia di spaccare la maggioranza e mettere in crisi il governo. Ma il governo, Conte e Di Maio in testa, si è già schierato al suo fianco: quella sul pattugliatore della Guardia costiera 'Diciotti' fu una decisione dell'intero esecutivo, non di un solo ministro, e fu presa per un interesse pubblico. Stasera in tv Salvini ha spiegato: "Avevo avvertito della lettera al "Corriere della Sera" la Presidenza del Consiglio e il vicepremier Di Maio. Io ero tranquillo. Ma tutti gli amici mi hanno detto che il processo sarebbe stata un'invasione di campo senza precedenti. Il Senato dovrà dire se l'ho fatto per interesse pubblico o mio capriccio personale. E' stato un atto politico - ha aggiunto - che rifarei: ho agito da ministro, mica da milanista...". Il premier Conte poi, dopo essersi assunto la responsabilità politica della decisione all'origine dell'intervento del tribunale dei ministri, gli ha dato un ulteriore sostegno parlando da avvocato: "Parlare di immunità è uno strafalcione giuridico, definire questo voto un salva-Salvini è un falso. Bisogna avere chiaro il quesito giuridico a cui saranno chiamati a rispondere i senatori: se abbia agito per il perseguimento di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante e di un interesse pubblico inerente alla funzione di governo o se abbia agito al di fuori del suo ruolo ministeriale per i suoi propri interessi personali". Un endorsement in piena regola per sgomberare il campo da qualunque ipotesi di crisi: simul stabunt simul cadent. E stasera Salvini sul voto della Giunta è apparso decisamente ottimista: "Ognuno voti secondo coscienza: mi sorprende che con le tante cose che ci sono da fare in Sicilia si lavori su un atto politico che rifarei. Chi ha letto le carte sa cosa è successo, che è stato un atto politico. Lascio ai M5s la loro scelta, ma penso che voteranno di conseguenza, avranno le idee chiare". Infine, per far capire a tutti, comunque, che non spira affatto aria di crisi pe il caso Diciotti e che il governo non è per niente a rischio, Salvini ha declinato anche l'invito rivoltogli da Berlusconi a far cadere l'esecutivo e a guidare lui un governo di centrodestra: No - ha risposto - ho una sola parola, continueremo a governare per l'intera legislatura".

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