Si allarga la faglia Salvini-Di Maio, su cui pesa l'ombra di Di Battista

. Politica

Troppi i punti di disaccordo totale tra Salvini e Di Maio per evitare conseguenze a breve termine sul governo.  Venezuela, Tav, autonomie, legittima difesa e su tutto il problema dei problemi, il processo al leader della Lega, con voto previsto in aula al Senato il 23 febbraio. La faglia tra i due partiti si allarga sempre di più, con il piano di faglia, il punto di rottura, che investe in pieno il contratto di governo. E i rapporti tra i due vicepremier paiono decisamente peggiorati con il ritorno in Italia dal Sud America di "Che Di Battista". La sua presenza ed il suo attivismo sembrano molto pesare sulle decisioni di Di Maio.  L'ora del dialogo e quel "poi alla fine, l'accordo lo troviamo" sono lontani. Ora lo scontro e'  duro, quasi spietato ed a volte raggiunge anche l'insulto personale. Sempre in una sola direzione, dal M5s verso la Lega. ma Salvini appare stufo ed i suoi, a partire dai governatori legisti del Nord, ancora di più'. In politica estera il caos e' totale, con il ministro degli Esteri, Moavero, messo all'angolo quasi non esistesse. Anche la frustata del Capo dello Stato "Uniti con la Ue, e no a Maduro", e' caduta nel vuoto. Con Di Battista a difendere il dittatore. "L'Italia si e' sempre accodata in modo vile agli esportatori di democrazia. Serve coraggio per tenere una linea neutrale e l'Italia non e' abituata". La replica non si e' fatta attendere, lo stesso Guaido' ha attaccato Di Battista definendolo "un ignorante", mentre ha specificato "mi sento spesso con Salvini". Che a sua volta afferma lapidario: "Maduro e' un delinquente che affama il popolo". C'e' anche un sottile filo rosso che unisce la vicenda Venezuelana ad un altro argomento in apparenza di tutt'altro tipo, La Ue rivuole i soldi versati per la Tav, e rapidamente, se non si farà. La somma di questi due fatti da' come risultato l'isolamento dell'Italia sul piano internazionale. Cosa di non poco conto, perché  l'Italia, non e' gli Usa, e da sola non può farcela. Ci provo' con ben magri risultati un certo Mussolini un secolo fa, con quell'autarchia che avrebbe portato a chiedere l'oro per la Patria. A fare precipitare le cose potrebbe essere la richiesta del Tribunale di Catania di processare Salvini. Lui ribadisce di non pensare in alcun modo ad uno scambio di favori, tra Tav e processo: "Va curato chi pensa ad un baratto". Intanto non si presenterà in Giunta per le autorizzazioni giovedì prossimo, ma si limitera' a consegnare una memoria. Parlerà invece in aula al momento del voto. E' chiaro che un via libera al processo da parte dei grillini potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.

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