Titoli di coda per il governo? Di Battista in giaccone ha incrinato i rapporti Di Maio-Salvini

. Politica

Governo ai titoli di coda? Probabile, e non e' nemmeno detto che  i giallo-verdi arrivino a magiare insieme l'uovo di Pasqua. Nel timing di una eventuale crisi si era sempre parlato di una rottura dopo le elezioni europee del 26 maggio. Ma c'e' un dato nuovo che apre scenari inimmaginabili fino a qualche tempo fa, la rottura tra i leader dei due partiti, che e' diventata personale oltre che politica. Alla fine come spesso ripeteva Salvini "un accordo lo troviamo sempre". E' andata più o meno così fino a che il "Che grillino" Di Battista non e' rientrato dal Sud America. Ora in quasi tutti gli appuntamenti pubblici appare al fianco del "gemello-coltello", vestito con giaccone stile sessantottino vicino a un Di Maio sempre in impeccabile vestito scuro con tanto di cravatta. Quasi a volere sottolineare anche nello stile il suo modo diverso di intendere il movimento. Ora ci si e' messa anche la grana della Tav a riscaldare gli animi, con la tensione che sale dopo l'invio del dossier costi-benefici da parte del ministro Toninelli direttamente alla Francia. Senza consultare l'alleato di governo. "Bizzarro che Parigi veda l'analisi e io no", il commento del leader leghista. "Tranquillo non lo ho letta neanche io", la risposta di Di Maio. Ma il punto e' che comunque Di Maio condivide la posizione di Toninelli di non volere proseguire l'opera. Altro fronte caldo quello del Venezuela, con Guaido' che scrive a Di Maio e Salvini per "un incontro sulle elezioni". Solo Salvini ha fatto sapere incontrerà gli inviati dell'autoproclamato presidente del Venezuela lunedì prossimo al Viminale. Sul versante economico le cose non vanno un granché. Con il FMI che e' perentorio: "Dall'Italia rischio di contagio globale". E critica il reddito di cittadinanza, "Disincentivo al lavoro". Da Bruxelles un taglio delle stime di crescita del nostro paese a 0,2%.  Poi ci sono le autonomie e la legittima difesa, con una riforma ed una legge ritenute cardini dalla Lega per la tenuta del governo. Entrambe non gradite in casa grillina. Con il potente sottosegretario leghista Giorgetti, da tempo sul piede di guerra che ha pochi dubbi: "Se non passasse l'autonomia io mi ritirerei dal governo". Su tutto il problema dei problemi, la richiesta di processare Salvini che sarà valutata dal Senato prima in Giunta delle autorizzazioni, a partire da domani, con il voto definìtivo e sovrano dell'aula, previsto per il 23 febbraio. Un voto dei pentastellati contro Salvini, come caldeggia tutta la parte movimentista con in testa Di Battista, potrebbe rappresentare la classica goccia che fa traboccare il vaso. E se crisi sarà cosa succederà? Scenario molto complicato, perché difficilmente, prima di avere recuperato dalla sua  crisi, il Pd  accetterà di entrare in un governo con il M5s. Potrebbe essere molto rischioso e ne se sono ben consapevoli gli stessi grillini. Quanto a Salvini non vuole saperne di riaggiornare il centrodestra (con transfughi dei cinquestelle) che, a parte le amministrative, ritiene superato da un un punto di vista politico. Almeno finché ci sarà Berlusconi. All'apparenza non sembrano esserci altre strade oltre le elezioni anticipate. Che pero' Mattarella vorrebbe evitare.

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