Fine della terza Repubblica? Si torna all'antico duello e fallisce la strategia di Salvini

. Politica

Se verranno confermati i dati ancora parziali del voto in Sardegna, che poi sono come previsto una sorta di fotocopia delle elezioni in Abruzzo, verra' se non certificata, almeno resa probabile, una chiusura anticipata della terza Repubblica, quella dell'avvento come partito maggioritario del M5s, con un ritorno alla seconda. Che poi e' sempre la prima, perché nulla e' cambiato dell'impianto istituzionale del paese se non le leggi elettorali. Solo con le riforme di Berlusconi prima e di Renzi poi, entrambe bocciate, si sarebbe potuto realmente parlare di seconda Repubblica. Ma il gergo giornalistico ha una sua ragione visti i mutamenti negli equilibri politici che si sono rapidamente susseguiti. Insomma con le lancette della polita si torna al ventennio Berlusconian-Prodiano, con centrodestra e centrosinistra a contendersi il potere per una manciata di voti. Alla fine centomila o giù di li' su milioni di votanti. Le due ultime tornate elettori, seppur regionali, hanno fornito importanti dati politici. Il bipolarismo che sembrava defunto torna in campo più che mai vivo e vegeto con i due candidati di centrodestra e centrosinistra che si contendono la vittoria fino all'ultimo voto e con tutti gli altri, M5s compreso, tagliati fuori dalla competizione. C'e' anche da dire che essendo i voti del M5s prevalentemente di sinistra, questi tendono ad aiutare la vittoria di Salvini ed i suoi. Altro aspetto e' che il centrodestra vince si' con evidente ruolo della leadership di Salvini anziché di Berlusconi, ma questo non toglie che alla fine abbia ragione proprio Berlusconi. Il quale ha spiegato che saranno i fatti a rendere evidente la fine dell'attuale governo con ritorno obbligato di Salvini nella coalizione di centrodestra. Salvini infatti sperava di diventare autosufficiente politicamente come Lega, senza dovere ricorrere anche ai voti del Cav e della Meloni. che tra l'altro sta guadagnando consensi, cominciando a insidiare anche il secondo posto dei forzisti. Operazione, quella del partito a vocazione maggioritaria, già provato senza successo dallo stesso Berlusconi prima e da Renzi poi. Al leader della Lega per portare avanti il suo progetto sarebbe servito un M5s forte e capace di sopravanzare il centrosinistra. Così invece Salvini da solo perderebbe sempre. La partita come dimostrerà tra poco il Piemonte se la giocano le due vecchie coalizioni e con uno scarto lieve. Quindi a Salvini, presto o tardi, non rimarra' che tornare a casa o meglio ad Arcore.  Altro aspetto di queste elezioni e' che il Pd e' ancora convalescente ma la sinistra c'e' ed e' competitiva se unita almeno a livello di cartello elettorale. Come saldo c'e' un Parlamento che dopo appena un anno non rispecchia più l'orientamento popolare. Questo indurrà molti deputati e senatori a diventare "conservatori" in difesa del loro seggio. La maggior parte di loro non troverebbe nuovamente il suo posto se ci dovessero essere delle elezioni anticipate. Nel tutto l'unico in grado di fare e di disfare, una sorta di dominus assoluto, e' Matteo Salvini. Che pero' non può sbagliare mossa. Il precedente dell'altro Matteo insegna come sia facile salire alle stelle e poi scendere nella polvere. Delle stesse stelle.

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