Il Senato salva anche Toninelli, ma la maggioranza è davvero risicata

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Anche Danilo Toninelli resta in sella. Dopo il no al processo per Matteo Salvini, il Senato ha bocciato le due diverse mozioni di sfiducia presentate dal Partito democratico e da Forza Italia nei confronti del ministro grillino delle Infrastrutture e Trasporti. Al centro di contestazioni, polemiche e di sferzanti prese in giro via social, Toninelli è apparso l'anello debole dell'esecutivo gialloverde, con le sue continue gaffe dal tragico crollo del ponte di Genova alla vicenda della Tav Torino-Lione. Il governo con i 159 voti ottenuti per battere la mozione Pd e i 157 su quella di FI ha dimostrato di non godere di buona salute a Palazzo Madama, dopo le defezioni di vari esponenti pentastellati. "Il governo - ha commentato il capogruppo dem, Andrea Marcucci, primo firmatario della mozione di sfiducia - non ha più la maggioranza in Senato. Il voto su Toninelli conferma questa nuova realtà. Salvini e cinque senatori leghisti non difendono il ministro 5 stelle, così come ieri sei senatori (più tre contrari) 5 stelle non hanno partecipato al voto su Salvini". Il senatore Pd, Franco Mirabelli, per segnalare il clima nella maggioranza ha postato su Facebook una foto per far notare come sui banchi del governo non vi fosse alcun ministro della Lega. A differenza del voto sul caso Diciotti, le tre senatrici M5s 'ribelli' - Paola Nugnes, Elena Fattori e Virginia La Mura - hanno votato per salvaguardare la poltrona di Toninelli. Contro il ministro si è schierato, invece, l'ex grillino Gregorio De Falco, che ha dichiarato: "Toninelli si deve dimettere non per la Tav, ma perché sono mancati dignità e onore". La seduta si è dipanata tra scontri verbali, gesto delle manette rimpallato da un lato all'altro dell'emiciclo e l'esposizione di cartelli. La presidente Elisabetta Casellati (FI), che aveva sospeso la seduta per alcuni minuti, ha puntato a mantenere l'ordine in aula e a contenere i tempi degli oratori nel minutaggio prefissato, tanto da suscitare un seccata replica da parte di Marcucci, in seguito all'invito a terminare il suo intervento: "Signora presidente è da ieri che ci tortura. Permetta che su questioni importanti possiamo parlare...". Nella replica Toninelli ha rivendicato di aver sempre "agito in totale coerenza e trasparenza. Gli attacchi sono tutti concentrati sulla mia persona e non sul mio operato". Ha ricordato come "la ridiscussione della Tav" sia stata assunta "dal governo in Parlamento fin dalla sua nascita" e come per Genova siano state messe "in campo soluzioni celeri e concrete, senza l'intervento del concessionario che, come avevamo promesso, non sta toccando nemmeno un mattone". Il ministro grillino ha concluso con malcelato orgoglio: "C'è ancora tanto da fare dopo anni di malapolitica", ma "con noi lo Stato torna a fare lo Stato. Abbiamo ripreso, a inviare i tecnici sul campo per i controlli sulla sicurezza delle nostre infrastrutture, controlli non più solo sulla carta".

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