Il Mussolini bannato, e Facebook cancellò il pronipote del duce...

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L'antifascismo che non ti aspetti arriva da oltreoceano. Dopo gli irrisori riferimenti dell'attore Usa, Jim Carrey, a piazzale Loreto, che tanto hanno fatto arrabbiare Alessandra Mussolini; ecco Facebook che banna il profilo del pronipote del duce, Caio Giulio Cesare Mussolini, fresco fresco di candidatura alle europee con Fratelli d'Italia e di spot in compagnia di una raggiante Giorgia Meloni. Il tutto sembra contraddire il main stream italico, a partire dal "Cosa c'entra il fascismo?" del giornalista e storico, Paolo Mieli, al recentissimo anatema contro "questa gente che cerca fascisti, comunisti, nazisti, marziani venusiani..." del vicepremier leghista, Matteo Salvini, in replica al collega grillino, Luigi Di Maio, che aveva accusato il Carroccio di allearsi in Europa con i partiti che negano l'Olocausto. La scelta del social di Mark Zuckerberg viene immediatamente attaccata proprio dalla presidente di FdI, che denuncia: "Dopo l'annuncio della candidatura, Caio Mussolini è stato riempito di insulti e minacce sui social da parte dei sedicenti democratici. E invece di bloccare questi bulli da tastiera, Facebook ha pensato bene di bloccare Caio per il cognome. La dittatura del pensiero unico è in corso amici". Caio, 51 anni, è figlio di Guido e il nonno era il secondogenito di Benito e Rachele, Vittorio Mussolini. Già ufficiale di Marina e poi manager di un'azienda pubblica nel settore della difesa, al momento della candidatura ha affermato: "Per me è un onore essere in un partito di patrioti come lo sono io, mi candido al sud perché l'Italia riparta dal sud". E quindi, all'esplodere delle inevitabili polemiche, ha spiegato in una nota: "Voglio tranquillizzare tutti, non farò campagna elettorale con fasci littori, saluti romani e fez. Trovo però inaccettabile che Facebook chiuda il mio profilo, solo perché il mio cognome è Mussolini. Se poi la policy è quella di consentire foto a testa in giù, insulti, minacce di morte e di aggressioni, e al contempo sanzionare una persona solo per il suo cognome, allora siamo messi malissimo. Qui l'unico discriminato sono io. Facebook si comporta come un centro sociale. È inaccettabile. Sto valutando con i miei avvocati se iniziare un'azione legale". Il padre Guido, noto militante di formazioni della destra radicale, fu presidente onorario della Fiamma Tricolore di Pino Rauti e poi nel 2001 candidato sindaco di Roma, non di particolare successo, tra le file di Forza Nuova. Le cronache della politica nostrana annoverano anche, tra la genealogia di casa Mussolini, le performance di Alessandra, nipote del duce, 56 anni, più volte parlamentare ed europarlamentare sotto varie sigle dal Msi ad Alleanza nazionale, da Alternativa sociale al Popolo della libertà e poi a Forza Italia, che ha lasciato meno di un anno fa. La sorella Rachele, 45 anni, anche lei figlia di Romano, quartogenito di Mussolini, e della sua seconda moglie, è scesa in campo nel 2016 sempre nella capitale, diventando consigliere comunale per il partito di Giorgia Meloni. Nel dicembre scorso Facebook congelò pure il suo profilo, "per aver postato il simbolo del Msi – ha raccontato -, come se avessi fatto qualcosa di eversivo. Ma forse il mio cognome incide...".

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(foto tratta da video di FdI su YouTube)

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